I fantasmi della mente

I fantasmi della mente hanno nomi strani, sono fobie ataviche, tolgono il sonno e la fantasia. Si fa quasi fatica a nominarli, figuriamoci a comprenderli e ad accettarli. Sono mostri insidiosi, irrazionali, che aleggiano come avvoltoi su ogni tentativo di spazzarli via. È difficile spiegare un attacco di panico a chi non l’ha mai provato sulla propria pelle, così com’è difficile comprendere la depressione e ogni patologia invisibile agli occhi dei più. Anche solo ammettere di avere una paura implica uno sforzo immane, fino a raggiungere poi la consapevolezza di avere un limite difficile da superare. Se la difficoltà sia oggettiva o soggettiva, alla nostra testa poco importa: la paura paralizza, soffoca, uccide ogni tentativo di accrescere l’autostima, ogni ripetersi quanto valiamo, cosa abbiamo fatto finora, cosa abbiamo vinto e sconfitto. La paura non conosce ragione, ha un linguaggio tutto suo, mette a tacere ogni neurone, spegne ogni barlume di lucidità, mistificando l’idea che abbiamo di noi stessi.

Oggi è il secondo giorno che, dopo dieci lunghi anni, mi sono rimessa alla guida. Pare che abbia guidato proprio io, perché quel folle al mio fianco, per uccidere i fantasmi della mia mente, ha ben pensato di incrociare i piedi e alzarli, mettendoli in bella vista sul cruscotto, facendomi ridere e sbraitare allo stesso tempo, implorando serietà in tutte le lingue che conosco.

L’amaxofobia ha inciso sulla mia qualità di vita, anche se non voglio ammetterlo, anche se non mi ha impedito di studiare, lavorare, realizzarmi. È una paura destabilizzante che nasce nella mia testa e, per quanto possa ripetermi che devo superarla, non ci riesco.  Ieri ho sudato freddo, ero rigidissima, incavolata con il mondo intero e più ancora con i miei limiti, con una paura fottuta addosso, costretta, obbligata, ma guidavo, come se non fossi io a farlo, quasi senza consapevolezza. Ho vissuto male l’idea di doverlo fare, mi sono chiusa nel mio mutismo, ho sentito i battiti del cuore accelerare, il sudore nervoso impregnare il mio corpo, l’ansia e l’agitazione impossessarsi dei miei pensieri. Nei giorni scorsi ho persino avuto incubi che mi costringevano a svegliarmi di soprassalto nel cuore della notte, sudata e col cuore a mille. Questa sfida da vincere, mischiata ai tanti pensieri che ho per la testa, mi genera un mix d’ansia assurda, concentrata, esplosiva.

Dicono che i veri limiti sono solo nostra mente, e forse sarà anche vero, però è così difficile far capire al mondo esterno le paure invisibili che ci attanagliano. Quelle paure che ci paralizzano quando siamo soli in una situazione che, per la nostra testa, è catalogata col bollino rosso: alto pericolo. Così capita a me, l’idea di guidare mi terrorizza, mi rende inerme, stupida, mi toglie il respiro e mi genera ansia. Non riesco a scendere da sola e a mettermi al volante, nonostante abbia conseguito la patente e nonostante, dopo dieci anni, costretta per necessità a riprendere qualche lezione, io riesca a guidare con qualcuno al mio fianco. Il fantasma della mia testa è, però, irrazionale e agguerrito, mi permette di sentirmi rassicurata dalla presenza dei  comandi a disposizione anche dell’istruttore e mi lascia vincere momentaneamente l’amaxofobia, che così apparirà ancora più incomprensibile e ingiustificata agli occhi del mondo esterno. È strano, ma, sebbene riesca a sentirmi libera dai miei limiti per qualche ora, una volta sola, sono nuovamente in preda ai miei timori. È un vortice irrazionale che non riesco a superare. È uno sforzo di volontà che non riesco a impormi. Mi domandano come sia possibile, come può accadere che una persona intelligente e determinata debba essere schiava di una paura. Beh, se fosse stato qualcosa di razionale, di comprensibile, forse avrebbero ragione loro ad accusarmi di pigrizia, di egoismo e di non so quante altre cose mi sono sentita dire. Ma il punto è che la mente è fragile e un vizio, un timore, un’errata convinzione hanno terreno facile per insinuarsi e coltivare paure, fino a erigere muri e alzare barriere. Razionalizzare, mettere nero su bianco, obbligarmi a fare comunque ciò che mi genera terrore non serve ad abbattere il mostro.

C’è una parte di me che vorrebbe sentire il vento sul volto mentre guida libera da ogni freno. Ma c’è una parte più forte che mi paralizza quando sono sola al volante e mi toglie il respiro. Come si può uccidere un fantasma che non si riesce a catturare e ad abbattere, nonostante gli sforzi? Perché non riusciamo ad accettare che ognuno di noi dovrebbe essere libero di avere persino la sua fobia e di doverci convivere, senza per questo essere giudicato e additato di inettitudine?

Se oggi mi sono letteralmente costretta ad affrontare la mia paura è perché io ho diritto di sapere se posso o non posso vincerla. Io, non il mondo esterno. Mi piacerebbe avere lo stesso diritto di non sentirmi colpita nel mio tallone d’Achille.

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5 pensieri su “I fantasmi della mente

  1. luminaria, vivo il tuo stesso dramma ! sono pendolare un po’ per scelta ma molto per incapacità di guidare senza un attacco di panico, forse ci sono cose che non sono proprio per noi !! confido nel futuro e così ho rinnovato la patente comunque 😉

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  2. Perdonami per l’ingenuità e l’ignoranza ma non sapevo che la mia paura di guidare potesse avere un nome, fosse da qualche parte catalogata.. in realtà io non mi sono mai iscritta a un’autoscuola, non ho la patente e non ho mai provato a guidare, quindi forse la cosa è diversa.. ma di fatto non guido perchè ho paura. Paura del traffico, paura di cozzare, paura di me..

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