Radici

Tra un paio di giorni dovrò presentarmi davanti al comitato di valutazione per la conferma o meno del ruolo dopo il mio anno di prova. Sulle ginocchia ho il dossier che presenterò. Dovrei prepararmi un discorso, un bilancio sulle esperienze e sulle attività svolte. Eppure, una sola parola mi rimbomba nella testa. Una parola brutta, con cui ho imparato a convivere sin da piccola, ma ancora oggi, a ventinove anni, mi paralizza.  Mi fa sprofondare nel buio pesto dei miei pensieri. Toglie il terreno sotto i piedi. Fa vacillare ogni certezza. Mi riporta indietro negli anni, mi fa rivivere paure, angosce, disperazione, con ancora più intensità, quell’intensità dovuta alla maturità e alla consapevolezza che quando certi mostri ritornano sono sempre più feroci e le battaglie sempre più brevi.

Provo a scacciare i brutti pensieri, asciugando a mani piene i lacrimoni sul viso. Un nodo alla gola soffoca qualsiasi parola. È qualcosa che ho già vissuto. È qualcosa che ho imparato a conoscere, eppure provoca lo stesso identico dolore, lo stesso terribile senso di impotenza e di paralisi. Ho già vissuto questo calvario ma le spalle larghe non sono più così forti. Io non sono forte. È apparenza la mia corazza, è un alibi la mia determinazione. Io non sono pronta e non sono forte. Ho paura. Ho paura come qualsiasi essere umano. Ho una sola parola che rimbomba nella testa, ma non riesco neppure a pronunciarla. Sento il peso e la responsabilità di un segreto che porto con me da qualche giorno. Un segreto che mi chiude e mi incupisce. Un segreto che non è giusto che debba custodire io, perché non è vero che sono la più forte, non è vero che io posso capirlo e sopportarlo. È un macigno. Un peso che stringe il cuore in una morsa atroce, perché rispettare la volontà altrui è, allo stesso tempo, escludere chi avrebbe ogni diritto di conoscere ciò che sta accadendo.

Non dirò “perché a me, perché di nuovo a noi”. Non c’è logica, non c’è giustificazione che tenga. Non provo più neppure rabbia. Mi ripeto che se ce l’abbiamo fatta in passato, ce la rifaremo anche ora. Suona come una rassicurazione, provo a convincermi che anche in fondo al buio più pesto c’è una luce. Ma la verità è che non ero pronta, non credevo di dover ancora provare questo strazio. Ho chiuso tanti sogni in fondo a un cassetto, ho rinunciato a tanti ideali che avevo da piccola, ma non so rinunciare all’idea di essere figlia. Ho imparato a non desiderare la famiglia del Mulino Bianco, a lasciarmi il male alle spalle per diventare una donna serena, equilibrata. Ho imparato ad anestetizzare il dolore che ogni tanto ancora provocano le cicatrici e a non voltarmi più indietro. Ho imparato a gioire per l’affetto e l’amore incontrato tra braccia e volti sconosciuti come a compensare quelle mancanze sofferte. Ho imparato a inseguire e a lottare per l’unico sogno che poteva rendermi realizzata, anche quando nessuno ci credeva e tutti mi ritenevano folle. Ho imparato a credere nelle battaglie perse, a stare a fianco degli ultimi, a sedermi al pianoterra della vita perché da lì è più chiaro il senso di tutto. Ho imparato a non desiderare più un amore cieco, travolgente ma incompleto, manchevole, timoroso. Ho imparato che la mia forza sono le mie radici, quelle che mi accompagnano e mi sostengono in ogni passo, in ogni scelta, anche quando sembra incomprensibile. Quelle radici che mi hanno consolata in silenzio quando stavo male e mi hanno baciato la fronte quando le ho rese orgogliose. Ho imparato tante cose in questi anni sulla mia pelle, ma non voglio imparare a fare a meno delle mie radici.

Ho ancora bisogna di quelle radici. Oggi è l’unica certezza che ho.

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5 pensieri su “Radici

  1. Abbiamo tutti paura, ed è normale, provare emozioni, siamo fatti per questo, cosa saremmo senza emozioni? Vuoti esseri inanimati… le emozioni anche se non sembra ci fortificano, vedrai che la paura passerà come qualsiasi emozione 🙂

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  2. Più che un messaggio agli altri, mi sembra di leggere un messaggio a te stessa. Le tue paure sono quelle di quasi tutti gli esseri umani, i segreti sono solo tuoi. Posso solo farti un enorme in bocca al lupo per il tuo futuro professionale…

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