Più e oltre le parole

Corso di aggiornamento. Pausa caffè. Un collega si avvicina e mi chiede se sono silenziosa per natura o c’è qualcosa che mi impensierisce, perché mi ha già notata ai precedenti incontri e si è incuriosito. Spiazzata, balbetto qualcosa. Avrei la risposta, ma sembrerei ancora più asociale. Sono a quel corso perché  obbligatorio, ma mi annoio nel sentire cose trite e ritrite e non l’ho preso certo come occasione per fare nuove conoscenze. Il collega continua, chiedendomi il nome, cosa e dove insegni, perché “siamo qui, è bene conoscersi, fare squadra”. Ma chi l’ha detto? mi verrebbe da chiedere. Mi propone un caffè, che declino. Prova con un cioccolatino, che resta tra le sue mani. Sono tanto imbarazzata quanto asociale, perché sono fatta proprio male: se non c’è feeling, se non ho di fronte una persona intrigante, stimolante, interessante, beh, io, proprio io che di norma sono logorroica, mi chiudo a riccio e, sì, sono asociale.
Se c’è una cosa che di me ho imparato negli anni è che fondamentalmente sono in grado di bastarmi. Mi piace il confronto, ma non sono per i grandi gruppi perdi tempo, per l’amicone di tutti, per la vita mondana ad ogni costo. Il gioco di squadra è utile e proficuo in molti contesti, deleterio in altri, ma sicuramente non lo si può imporre; deve essere frutto di un desiderio comune, di una ricerca voluta e condivisa tra persone capaci di mettersi in ascolto attivo, recependo le critiche in maniera costruttiva e proponendo suggestivi spunti di riflessione. Credo che la vita non abbia bisogno di orpelli, contorni, boa e cotillon, ma di sostanza ed è forse per questo che inseguo un progetto e mi metto in gioco solo se ne vale la pena. Non amo i fronzoli, le cose fatte tanto per, la superficialità e non sono neppure alla ricerca di una persona per inseguire un progetto di stabilità, perché la mia priorità non è il contorno, l’etichetta, il contratto ma l’essenziale, quello che non vedi ma senti. E fare gioco di squadra è qualcosa che si desidera davvero quando c’è empatia con l’altro in un clima positivo, altrimenti ben venga l’indipendenza e l’autonomia, nel pubblico ma, soprattutto, nel privato.
Trovare un compagno con cui venga naturale fare gioco di squadra, cercarsi tra mille, sostenersi, supportarsi, incontrarsi e scontrarsi per rafforzarsi non è cosa semplice; è bello, ma non indispensabile o almeno non deve diventare quella ricerca ossessionata a tutti i costi dell’altra metà per sentirsi completi, finendo magari per accontentarsi. L’incastro è perfetto, meraviglioso, ma non scontato e, soprattutto, non dovuto. Non è qualcosa che trovi dopo una lunga ricerca; è un miracolo che può accadere così come può svanire o non manifestarsi mai. Certo, se proprio dovessi ammetterlo, sarebbe bello lasciarsi stupire da qualcosa di imprevedibile e sorprendersi a condividere la quotidianità con qualcuno che viaggi sulla mia stessa frequenza, arricchendomi la vita con passioni diverse, prospettive nuove, sogni grandiosi. Ma l’amore non è aver bisogno dell’altro per essere sereni, dovrebbe essere, invece, l’incontro di due persone autonome, indipendenti, serene, che, improvvisamente e inspiegabilmente, sentono crescere forte dentro di loro il desiderio di condividere attimi, silenzi, sorrisi, gioie, paure, vita. Perché l’amore è condivisione, è il desiderio di alzare la cornetta e sentire l’altro dopo una giornata di lavoro intenso, è precipitarsi da chi ami quando sai che ha bisogno del tuo sostegno. L’amore è prendersi cura, è riconoscere il passo e la voce dell’altro tra milioni di persone. È cercare il suo sguardo di complicità, è accarezzarsi le mani e tenersele strette al petto. L’amore è conoscenza del cuore dell’altro, dei suoi pensieri, delle sue paure, di quell’ombra che gli vela lo sguardo nelle notti insonni. È mettersi in discussione, allontanarsi e tornare. È vivere la crisi, distinguendo la rabbia dalle cose che contano davvero. L’amore è resistenza. È gioco di squadra, è crescere insieme, è sentirsi felici nonostante le difficoltà. È desiderare di invecchiare insieme all’altro, scoprendo le mille sfaccettature di un sentimento complesso, unico, imprevedibile. È un mistero inspiegabile. È più e oltre tutte queste parole. È quel segreto che ciascuno si porta in fondo al cuore.

Annunci

5 pensieri su “Più e oltre le parole

  1. Un commento voglio farlo, con una banale considerazione sulle “eccessive protezioni”. Mi riferisco al fatto che a un corso di aggiornamento ti ci ritrovi perché è obbligatorio, ed è quello che ti frega, quando ci vai, ti proteggi. Una attenzione la si scambia per interesse, una delicatezza per un pensierino. Tutto cambia, niente cambia. A complicare il tutto ci sono le nostre aspettative, spesso disattese. Quello che conta spesso è il “gruppo” e mi riferisco al gruppo delle persone con cui ci piace stare, condividiamo gli interessi, i sogni. L’Amore spesso è più vicino di quanto pensi. Per questo forse dovremo organizzare un pranzo di bloggers! 🙂

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...