Ai tuoi occhi da bambino

«Cara maestra Amélie anche oggi ti voglio bene. Io ti voglio sempre bene. Sei molto carina e molto curiosa».

Mi tiri per la maglia mentre faccio lezione alla tua mamma e, col tuo sorriso senza denti, mi inviti a voltarmi per leggere la dedica che anche oggi, con occhi vispi e mano tremante, hai dipinto su una lavagna cupa. Mi stupisci ogni volta. Mi imbarazzi, strappandomi un sorriso. Non sono abituata alle sorprese; i tuoi gesti così inaspettati colorano i miei giorni qui. Tra le mie carte, primeggiano i disegni che mi doni: vasi pieni di fiori, prati verdi e aquiloni,  alberi che somigliano a grandi gelati al pistacchio. Scuoto la testa e sorrido. Mi spiazzi ogni volta. Stai seduto in un angolino, lasci la tua mamma studiare, mentre pasticci con fogli e colori che stranamente finiscono sempre nella mia cartellina. I tuoi doni emanano vivacità, spensieratezza, gioia di vivere, leggerezza, tutte cose che non credo mi appartengano, eppure tu le dipingi nelle ore che passi qui con me. Mi piace pensare che forse, dietro questa scorza dura, oltre questo velo di malinconia, tu riesca a vedere qualcosa che sfugge persino a me. Mi  ricordi che posso essere anche altro. Ed io l’unica cosa che so fare è darti un bacio forte e augurarti di non perdere mai questa dolcezza.

Ti guardo e mi chiedo perché siate così tremendamente adorabili da piccoli e maledettamente pesti da grandi. Dove finirà un giorno la tua spensieratezza? Sarai capace di preservare il candore del tuo cuore? Sarai in grado di far vibrare anche da grande il cuore di una donna? Vorrei che la vita ti rendesse uomo senza soffocare il bambino che è in te. So che puoi farcela. So che, se vorrai, potrai non perdere mai quegli occhi vispi e sorridenti.

F., insegnami a rinnamorarmi degli uomini. Insegnami a credere ancora nell’amore. Aiutami a ritrovare il mio cuore di bambina  e i miei sogni perduti. Indicami la strada per Itaca. Dimmi che, un giorno, non avrò più voglia di fuggire.

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16 pensieri su “Ai tuoi occhi da bambino

  1. Eppure quei bambini a volte sono meno sereni di come ci sembrano. E quei bambini sono sempre dentro di noi ce li portiamo dietro…nel bene e nel male. Itaca…. quanto la capisco questa cosa… il desiderio di essere trovati e sentirsi a casa. Notte

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    1. luminariasprecata

      Dobbiamo imparare ad essere noi la nostra casa, il nostro abbraccio più forte, la nostra pace. Bastarsi senza bastarsi mai, non un controsenso, ma una ricerca continua di quella casa in fondo al nostro cuore che sia solidità e baluardo di ogni meta. In questa casa, mi piace credere ci siano gli occhi del bambino che ognuno cela dentro di sè. L’alfa e l’omega della nostra peregrinazione.

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      1. È interessante il refuso..m bastarsi senza bastardi…:-) lo so che l’unica casa siamo noi. Lezione imparata. Il problema è quando hai perso il guscio…l’accettazione di quel bambino è (credo) chiave di volta.

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        1. luminariasprecata

          Mettiamo su una corazza per illuderci di non ricascarci più, convinti che la lezione dovrà pur servire a qualcosa, ma capire, metabolizzare, assimilare, tutto è più semplice di accettare. Accettare la voce di quel bambino richiede coraggio, richiede quel passo in più, quell’osare che è rischio e resistenza, caduta e risalita, morte e rinascita.

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  2. Non prendere il mio commento come piaggeria ma scrivi divinamente. Sai riportare sensazioni ed immagini meglio di un film. Per esperienza ti dico che devi rinunciare a qualcosa di te stessa adulta per poterti fidare di nuovo degli altri. Però non devi fuggire per ritrovare la strada per Itaca…il buon Ulisse ha dovuto affrontare mille peripezie per ritornare ma ce l’ha fatta… 😉

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  3. Dalle tue parole credo che il cammino verso Itaca sia già cominciato.. 🙂
    “Mi ricordi che posso essere anche altro.” E’ una cosa verissima, e dobbiamo prenderne coscienza. Siamo anche altro, possiamo essere meglio. Tiriamolo fuori. Viviamolo! 🙂
    Un abbraccio e un sorriso 🙂

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    1. luminariasprecata

      Mi reputo una professoressa fortunata, prima di quest’anno ho insegnato a ragazzi dagli 11 ai 18 anni, una fascia d’età meravigliosa, fondata su uno scambio e un arricchimento continuo. Quest’anno insegno agli adulti, mi rapporto con persone dai 26 agli 80 anni e il rapporto che vivo, per ovvi motivi, è diverso, ma mi sta dando soddisfazioni nuove (F. mi vede come una maestra perché è piccolino, è il bimbo di una mia studentessa). Anche se non dovrei dirlo e non potrei avere preferenze, confesso di voler tornare presto a sorprendermi dello sguardo dei più giovani.
      ps: letto e apprezzato molto il tuo brano.

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