Cara Amélie trentanovenne

Cara Amélie trentanovenne,

se starai leggendo questa lettera, vorrà dire che sarai ancora viva, in chissà quale angolo del mondo. A scriverti è la Amélie da poco ventinovenne, reduce da un brutto spavento, che le ha confermato tre cose importanti: avete la pellaccia dura, qualche buona stella lassù e qualche angelo sconosciuto in terra. Se sarai sopravvissuta a questi dieci anni che ci separano, spero che ogni volta che sentirai franare il terreno sotto i piedi, ogni volta che il tuo cuore sarà velato dalla tristezza e penserai che non c’è più speranza, ti ricorderai delle volte in cui la vita ti ha sorpreso, mettendo sulla tua strada volti sconosciuti pronti a tenderti una mano nei momenti peggiori. Amélie, nessuno si salva da solo, neppure tu. Chissà se a trentanove anni lo avrai finalmente accettato.

Cara Amélie trentanovenne, faccio davvero fatica a immaginarti, ma ciò non mi fa paura. È come se dovessi scrivere ancora le pagine migliori, perché tutte le domande che mi pongo, quando ti penso, gravitano attorno al cuore. Ti immagino sempre fiera del tuo lavoro, ancora in grado di commuoverti tra i banchi di scuola, mai capace di stare seduta dietro alla cattedra, sempre in piedi, un po’ in bilico, un po’ girovaga, a dispensare sorrisi, incoraggiamenti, pacche sulle spalle. Non sarà facile, chissà quante diffidenze avrai dovuto abbattere, soprattutto col tuo volto da bambina, ma mi piace credere che avrai incontrato ancora, chissà quante volte, assistenti che ti chiedono come mai dalle tue classi si sentano librare nell’aria risate mentre si studia, generando soporifere invidie. Ti immagino sempre più sicura di te tra quelle quattro mura, capace di lasciare dietro quella porta il mondo intero e i suoi travagli. Sappi che l’Amélie ventinovenne non avrebbe mai neppure lontanamente immaginato di cominciare quest’avventura nel tempo in cui ti scrive. Stentava a credere che i sogni potessero realizzarsi. Tra fughe di cervelli, proposte allettanti all’estero, si era detta “se non ora, mai più” e la vita ha scelto per lei. Perché la vita fa così, stravolge i tuoi piani, ti confonde le idee, ti spintona e ti bistratta, ma poi sa essere immensamente straordinaria, sorprendente, generosa. Mi ha donato il lavoro per cui avevo sempre lottato proprio quando la mia vita stava naufragando. No, Amélie, dieci anni prima non l’avrei mai detto. Dieci anni prima affrontavo il mio ultimo anno di liceo, discutevo con un padre che mi voleva medico o chimico, mentre io sognavo di invecchiare tra i banchi di scuola, tra occhi capaci di stupirsi ancora in uno degli ultimi avamposti di bellezza. In dieci anni, lo studio e il lavoro sono state le mie uniche certezze, la strada da percorrere con passione e dedizione. Ho creduto fortemente nei semi che gettavo, anche quando tutti mi dicevano che quella strada mi avrebbe reso infelice, precaria, disperata. I miei occhi, invece, vedevano altro e mi piace credere che la vita abbia deciso di salvarmi, facendomi aggrappare all’unica cosa che spero non mi tradisca, l’amore per il lavoro che ho scelto e amato da sempre.

Tutto il resto, invece, è stato un giro sulle montagne russe, una scommessa persa, una tormenta capace di spazzare via ogni speranza. Scelte sbagliate, cadute e risalite, una lotta continua tra rabbia e bisogno d’affetto, incapacità di perdonare e senso di colpa, fragilità e determinazione. Quando al cuore ho affiancato la ragione ho intravisto l’orizzonte, ma quando il cuore ha preso il sopravvento mi sono ritrovata sempre naufraga, lontana dalla mia Itaca. Oggi non saprei più dirti che volto ha Itaca, non saprei neppure chiudere gli occhi per immaginarla. I contorni si confondo con i ricordi, ma svaporano sotto il peso della pioggia. Così quando penso a te, Amélie del domani, non posso far altro che pormi domande. Chissà se sarai ancora carne e ossa, polvere tra l’etere o cenere sotto un tumolo di terra fredda. Chissà se avrai sciolto i nodi del tuo cuore o te ne starai andando ancora in giro con le tue zavorre. Chissà se avrai imparato a fidarti nuovamente d’un paio d’occhi e di qualche parola gettata al vento o avrai capito che forse non potrai mai affidarti completamente a qualcuno se non a te stessa. Chissà se avrai varcato la soglia di una chiesetta di campagna, immersa nel verde, per legare la tua vita all’Amore o se avrai, invece, smesso per sempre di credere che l’incastro perfetto di due imperfezioni esista davvero. Chissà se ti sarà cresciuto il pancione per una nuova vita o per l’ennesima dieta andata male. Chissà se ti sarai emozionata sentendo scalciare dentro di te l’amore più grande che potrai mai provare o se avrai pianto lacrime di gioia scegliendo di prendere in affido un bimbo. O chissà se la vita ti avrà così imbruttito il cuore da decidere di viaggiare sola. E chissà se il mio piano di risparmio ti abbia permesso di comprare quella casetta indipendente che tanto desidero e di riempirla dei miei (nostri) colori, profumi, libri. Chissà se la sera ti addormenterai ancora sola o litigherai con qualcuno per guadagnare qualche centimetro in più di coperta. Chissà che colore avranno gli occhi di chi sarà al centro dei tuoi pensieri.

Cara Amélie, non so proprio immaginarti, ma spero che avrai sempre al tuo fianco i tuoi genitori, guida insostituibile, punto fermo dei giorni più incerti. Spero che avrai viaggiato tantissimo e che ti sarai lasciata contaminare dalla bellezza ovunque sarai stata capace di scovarla. Vorrei che le tue paure avessero smesso di adombrati il cuore e che il sorriso tu possa averlo a trecentosessanta gradi e non più, timoroso, a fior di labbra.

Cara trentanovenne, chissà se mai leggerai queste righe e a quante di queste domande potrai rispondere. Non ho fretta di inseguirti, non ho paura di cercare le risposte. Mi piace immaginarmi, e forse anche un po’ immaginarti, in divenire, come se la vita potesse ancora sorprenderci.

Ovunque sarai, spero tu stia vivendo la vita che hai sempre voluto.

Tua A.

 

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14 pensieri su “Cara Amélie trentanovenne

  1. ci sono degli scritti e dei modi di scrivere che ti rapiscono…questo è uno di quelli, ed è il primo che leggo, quindi adesso mi gusto con calma tutto il resto… quando incrocio un certo modo di scrivere e certe idee mi pervade una sottile felicità… felice di essere qui.

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  2. amilcaxas

    Mi hai commosso. Mi hai strappato qualche sorriso, quelli in sussulto di gioia, per l’amore che provi per il tuo lavoro. Ne abbiamo bisogno. Amelie del futuro sarà sicuramente fiera di te. In bocca al lupo.

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  3. Oltre alla semplice idea della lettera alla sé stessa di dieci anni dopo, che è molto interessante, mi è piaciuto immensamente il modo in cui l’hai realizzata: è un piccolo capolavoro di emozioni e stile di scrittura.

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    1. luminariasprecata

      Lusingata dal tuo giudizio, ma ancor di più felice se sono riuscita a emozionarti, trasmettendoti il mondo che mi esplodeva dentro, mentre provavo a guardare oltre, a immaginare un domani così lontano, eppure così ancorato all’hic et nunc.

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    1. luminariasprecata

      Cat, sei tu una donna forte e bella, perché solo chi ha visto svanire i propri sogni e ha trovato il coraggio per imparare a coltivarli di nuovo, senza paura, sa di aver vinto una battaglia insidiosa. Un abbraccio a te

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  4. finalmente Amelie ha lo sguardo volto in avanti, lo fa a suo modo, certo, con quegli occhi un poco cupi e un poco titubanti che faticosamente riprendono a guardare.
    belle le parole, bello lo sguardo al futuro, belle le aspettative prive di certezze ma ricche di speranze.
    ml

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