L’ultima lettera

Ci si innamora per caso, distrattamente, agli angoli di strada, sui bordi tremuli della vita, tra nuova luce che penetra tra le crepe e  vecchie ombre del passato. Ci si innamora di due occhi profondi, di un sorriso a fior di labbra, di un profumo di buono. Ci si innamora cercando nell’altro l’anello mancante, l’incastro perfetto. Accade all’improvviso, senza chiedersi perché, mai per scelta. L’amore viene dopo. È scegliersi, sporcarsi e sudare. È costruire, demolire e ricostruire. È resistere e restare. È crescere. Ma è anche errare: vagabondare e sbagliare. È ferirsi e riferirsi, fino a farsi male, fino a non riuscire a smettere.

Amarti è stato tutto questo e tanto altro. È stato confrontarsi con paure, debolezze, fragilità. È stato conoscere la felicità e la disperazione, la presenza costante e l’assenza assordante, la delusione bruciante, l’attesa disattesa. È stato concepire, per la prima volta, sogni grandiosi, vederli sbocciare, crescere, maturare, ma anche affievolirsi, appassire, morire.

Se amarti è stato semplicissimo, dimenticarti è stata una tortura, una spina nel fianco, un compito malriuscito. Eppure, persino nella delusione più cocente sento di aver imparato qualcosa. Ho capito chi sono, cosa sono in grado di provare e, soprattutto, cosa non potrò mai essere. Ho smesso di esserci quando ho capito che non si può inseguire chi sceglie di andarsene. Ho smesso di amarti quando non ti ho più riconosciuto, quando ho capito di dover distinguere l’uomo che eri dall’uomo che amavo.

Ti ho guardato come si guarda la persona con cui vuoi vivere, crescere e invecchiare. T’ho guardato con occhi troppo pieni d’amore, così offuscati da non accorgermi che stringevo tra le mani un sogno solo mio, non rendendomi conto di essere distante da ciò che avevi sempre avuto. Non c’entravo col tuo mondo, fatto di scadenze, paure, fugacità. Tu ti accontenti della superficie, io scavo gli abissi. Tu scegli il silenzio, io vivo di parole. Tu sei leggerezza, disimpegno, fuga; io, peso, zavorra, radici. Sono tutto ciò che più ti fa paura. Sono il tuo incubo peggiore, lo specchio in cui vedi riflesse le tue angosce, la tua viltà. Metto a nudo quei pensieri che respingi in fondo all’anima. Risveglio la tua paura di fallire. Mi hai macchiata di colpe altrui perché non sai più riconoscere e trattenere qualcosa di bello, pulito, onesto. E l’ho capito tardi.

Sono stata una parentesi che nulla c’entra con il tuo mondo, fatto di miserie, tradimenti, egoismi, infedeltà. Non potevi credere che fossi diversa, non riuscivi a fidarti davvero, non riuscivi ad ammettere che fossi esattamente così com’ero. Dovevi raccontarti che anch’io avessi segreti, peccati, omissioni, che anch’io come le altre apparissi in un modo per poi essere altro. Non potevi lasciarti andare. Dovevi dirti che neppure questa volta sarebbe giunto il momento di crescere. Eppure, avrò mille difetti, imperfezioni, insicurezze ma d’una cosa sono sempre stata certa, non ho bisogno di mentire, non ho paura della vita, non so stare all’ombra, sono ciò che sento. Sbaglio, cado, mi rialzo. Non sono perfetta, non voglio esserlo. Voglio vivere i giorni che mi restano senza ombre sul cuore, senza occhi velati dalla tristezza, senza sorrisi spenti. E per farlo ho bisogno di ammettere che ho sbagliato quando ho scelto d’amarti, di restarti accanto, di aspettarti. Ho dovuto mescolarmi col tuo mondo per accettarlo. Ho dovuto scoprire con chi mi hai sostituita per accettare quanto i miei occhi fossero stati ingannevoli, quanto fosse stato cieco e sordo il mio cuore. Perché quando ami follemente, senza barriere, senza freni, senza pregiudizi, diventi vulnerabile. Ti esponi, rischi. L’amore è una sfida ed io ho perso. Mi sono lasciata travolgere, ho anteposto il cuore alla ragione, ho investito tempo, emozioni, sogni, speranze. Ho creduto in una bolla di sapone perché non ne avevo mai vista una così grande, fragile ma tanto, tanto, bella. Non chiedermi se sono pentita, perché, se potessi tornare indietro, inciamperei nuovamente in ogni attimo, crederei ancora al mio cuore, ai battiti, ai sospiri, alla parte migliore di me. Ripeterei gli stessi errori, pur certa di farmi ancora male, perché chi è schiavo delle proprie paure non va avanti. E tu sei rimasto esattamente dov’eri e dove forse sei sempre stato.

Quando ripenso all’ultimo anno, vedo una donna sola ma forte, una donna che, con la morte nel cuore, ha seppellito un sogno, si è aggrappata a quel poco che aveva e ha provato a ricostruire il suo presente, abbandonando ogni certezza, ogni punto di riferimento. Andare a vivere da sola non era nei progetti, una casa l’avevo sempre immaginata abitata da amore, ma la vita ha scelto per me. Eppure, è stato solo così che ho capito che, se qualcosa si vuole davvero, si afferra, si realizza, accade, con poco o con molto non conta. In pochi giorni, senza sceglierlo, mi sono trovata a dover cercare, riempire e abitare da sola una casa in un paesino remoto e so che, per qualche ragione, anche questo mi sta aiutando a conoscermi meglio, a capire chi sono e cosa posso essere. Sono sola, è vero, ma non soffro la solitudine. Amo la mia libertà, gli impegni che scandiscono il tempo quassù, il verde che riempie i miei occhi ogni mattina, il vento che soffia forte e spazza via i brutti pensieri. Provo nostalgia quando con la corriera ripercorro paesini che abbiamo visto insieme. Nei miei occhi i ricordi sono ancora troppo vivi. E basta poco per velarli di malinconia quando Joseph mi saluta con il baciamano e una carezza sul volto, ripetendomi: «Fortunato il tuo fidanzato, prof., sei donna d’altri tempi, d’altri valori» o quando la fornaia sotto casa mi propone, scherzando, di metter su famiglia qui e di non lasciarli. Basta poco, basta che una bimba mi chieda: «E ora chi si prende cura di te in montagna? Posso chiamarti ogni sera quando torni da scuola perché mi manchi?». Basta poco per farmi sciogliere e capire quanto l’amore sia nascosto in ogni angolo. Perché, sì, l’amore dovrebbe essere una cosa semplicissima e, invece, è quanto di più misterioso e sorprendente ci sia. Scava solchi profondi nell’anima, ferite che il tempo stenta a guarire.

Tante volte ho desiderato vederti arrivare quassù, bussare alla mia porta e, senza tante parole, decidere di restare. Tante volte ho provato a raccontarmi che non potessi essere davvero così meschino da aver soltanto provato ad essere migliore al mio fianco per poi precipitare nuovamente negli inferi. Sono scesa nel mondo in cui ti sei rifugiato, ho deciso di vedere i volti che mi hanno sostituita, di vergognarmi per quando sia stata ingenua e cieca. E se il cuore mi dice che in quella bolgia non hai trovato nulla, perché dopo noi non può più bastarti, la ragione mi impone di credere che il mondo che hai scelto per cercare chi ti accompagnerà è identico alla tua anima.

Avevi due strade, una conosciuta, spianata, facile e l’altra nuova, impegnativa, in salita. Quella meno battuta ti ha fatto paura, l’hai imboccata ma non hai avuto il coraggio di percorrerla fino in fondo. Sei tornato sui tuoi passi, tra alti e bassi, tra chi non ha pretese, tra chi ti concede il corpo ma non l’anima. Credi sia libertà ma è solitudine. La chiami sicurezza ma è condanna. Sei sempre ad un passo dal lasciarti andare ma hai paura di saltare nel vuoto.  Non sai rischiare perché, in fondo, non sai amare.

Devo ripetermelo per non voltarmi più indietro, per seppellirti tra i ricordi, tra quegli attimi che non hai sporcato con le tue paure, tra l’amore che provavo e i fantasmi che ti divoravano. Devo ripetermelo perché l’amore è bastardo, si insinua tra la nostalgia e il bene, e sa è essere più forte della delusione, dell’orgoglio. Ma devo ripetermelo, devo tracciare un solco incolmabile tra noi. Devo ripetermi quanto siamo diversi, quanto assordanti siano i tuoi silenzi e quanto rumorose le mie parole, quanto fredda sia la tua assenza e quanto disperata la mia presenza. Devo ripetermi dov’eri e cosa facevi nei momenti più bui, come e con chi hai scelto di sopravvivere al dolore non affrontandolo, con quali volti leggeri, fugaci, spensierati hai sostituito i miei gesti e la mia presenza, anche quando meno la meritavi. Lo devo a me stessa.

Amélie è morta con noi. È stata la parte migliore di me, la dolcezza e il bene che non credevo di riuscire a provare, i sogni che non sapevo di coltivare, l’entusiasmo e il perdono che non sapevo di riuscire a concedere. Amélie è stata voglia di costruire, di fidarsi, di lasciarsi andare. È stata sentirsi in famiglia. È stata l’Amore che non credevo potesse essere così grande e cieco da andare oltre ogni evidenza, oltre ogni distanza. Amélie è stata la mia debolezza, un peccato di gioventù, un ricordo da chiudere per sempre in soffitta.

 

Annunci

7 pensieri su “L’ultima lettera

  1. Credo che prima o poi quasi tutti ci siamo passati, vediamo l’altra persona come vorremmo che fosse, non come è. Anche finito il sogno, si fa fatica a lasciar andare quella bella immagine che vedevamo e forse anche quella parte di noi che l’aveva costruita e a cui ci eravamo affezionati. Ma forse lasciandola andare diamo spazio alla parte di noi che ama e costruisce con chi vuole amare e costruire. Credo che raramente il cuore (o l’istinto, se vuoi) sia cieco e sordo, spesso non lo ascoltiamo perché ci intestardiamo a volere quello che già sappiamo essere impossibile o inadatto, solo che non vogliamo crederci.
    Un abbraccio, se posso
    Alexandra

    Mi piace

  2. Sephiroth

    Questo scritto così intimo. Un capolavoro. Mi ci sono ritrovato catapultato all’interno, quasi incredulo. E alcune sensazioni non sono state piacevoli. È come se mi fossi visto dall’esterno, durante alcune fasi della mia vita.

    Mi piace

  3. No comment…troppo personale per dare un giudizio obiettivo ma mi ci sono ritrovato, dall’altra parte della barricata…la solitudine, il paesino di montagna…incredibile. L’amore forse è lo specchio delle nostre paure. Arriva un momento nella vita in cui riversiamo in un’altra persona le nostre speranze ed aspettative che, se sono troppo alte e profonde, difficilmente restano soddisfatte. E’ frustrante sedersi ad un tavolo di poker con un punto alto e farsi rubare il piatto da qualcuno che bluffa…ma è un pò la metafora della vita… proteggi Amèlie da se stessa, sempre…

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...