L’Amore è una condanna

Dovresti essere soltanto un ricordo sbiadito, la mia delusione più grande, l’errore da non voler ripetere. Dovresti essere lontano, assente, maledettamente altro da me. Dovrei odiarti. Dovrei non volerti rincontrare neppure tra cent’anni. Dovresti farmi pena. Dovrei provare tristezza. Dovrei sentire calpestata tutta la stima che avevo per te. Dovrei riuscire a guardarti con occhi disincantati, con lo sguardo di chi ormai conosce l’estrema crudeltà di cui sei capace. Dovrei provare rancore, rabbia, ma anche liberazione per aver frapposto tra te e me tanti chilometri. Dovrei voler ricominciare una nuova vita, strappando a morsi ogni attimo di felicità. Dovrei lasciarmi andare e vivere. E, invece … invece, sono ancora qui, sono esattamente dove ero un anno fa, con le stesse stupide certezze, con lo stesso maledetto cuore. E non c’è logica alcuna, non c’è ragione che giustifichi ciò che scalpita dentro di me.

L’amore è contraddizione. È una bestia nera che mi consuma e mi strugge. È il male che hai lasciato e il bene che continuo a provare. È chiudere gli occhi ogni santa notte e non desiderare altri che te lì con me. È volerti così tanto da sentire ancora le tue braccia strette a me. È maledirmi perché non puoi essere la mia più grande delusione e, al tempo stesso, il mio più grande amore.

L’amore è agonia, struggimento, condanna. È restare fermi mentre tutto corre velocemente. È chiedersi perché senza trovare mai risposta. Eppure, dovrebbe essere altro.

L’Amore era nei miei occhi felici, nei dubbi che mai avevo, nei giorni lontani da tutto. Era nei luoghi che riempivamo di noi. Era la montagna e il mare. Era la casa che sognavamo. Era nascosto nelle parole non dette per paura che un per sempre potesse diventare mai. Era ciò a cui non sapevo dare un nome per il timore che svanisse, come quando sei così felice che hai il terrore di urlarlo ai quattro venti perché qualcuno o qualcosa potrebbe spazzar tutto via in un attimo. L’Amore era ciò che avevo sempre desiderato ma mai osato sperare. Era credere in te più che in me stessa. Era volerti felice. Era addormentarmi al tuo fianco senza provare angoscia. Era affidarti la mia vita credendo che mai avresti potuto farmi del male.

Ed ora, invece, cos’è? È guardarti sbagliare da lontano, è farmi del male ogni giorno sperando che la delusione diventi sempre più forte da dire basta, da riuscire a mettere quel punto che il cuore non conosce. È vederti e non riconoscerti. È provare pena senza trovare la forza di andar via. È chiudere il cuore a chiunque provi ad avvicinarsi, a sfiorarmi soltanto. È non riuscire a mentire neppure a me stessa. È guardarmi allo specchio e leggere nei miei occhi quello che ho sempre saputo, quello che il tempo non allevia e il dolore non spegne. È vivere un’attesa senza fine, è condannarsi alla prepotenza di un sentimento che schiaccia i sogni  e calpesta i sorrisi. È rifiutarsi di credere che un altro noi sia possibile. È vedere il tempo scorrere inesorabile mentre il cuore resta fermo a un anno fa. È crescere, tagliare nuovi importanti traguardi e sentirsi perennemente incompleti senza quell’essenziale che dava senso a ogni sforzo e vita a ogni progetto. È realizzare che puoi diventare tutto ciò che desideri ma per essere davvero felice non basteranno mai i tuoi soli sforzi. Perché la felicità è una cosa seria. Perché l’Amore si vive in due. Ma tu non ci credi più.

Dimmi, quando hai smesso di vivere? Quando hai scelto di accontentarti? Chi sei davvero, quello che ho amato o quello che mi ha condannata? Forse ho versato su una tavolozza vuota dei colori che non erano i tuoi. Ho creduto di vedere in te l’Amore. E la condanna mia è che questo dannato cuore continua a vedere qualcosa che non c’è. Amavo le nostre vite così diverse, eppure capaci di incastrarsi perfettamente. Ma a te non è bastato. Te ne sei andato in un grigio novembre, senza tante parole, lasciando un vuoto che non so e non voglio colmare. Hai smesso di credere nei nostri occhi e nelle nostre emozioni. Non sai più reggere il mio sguardo. Ne hai paura. Ti trinceri dietro un non è una buona idea e intanto getti i tuoi giorni su mondi paralleli, preferendo una connessione virtuale a uno sguardo sincero. Lo schermo ti solleva dal peso di guardare negli occhi un’altra donna. La distanza non ti lega a un’altra vita. Sono convinta che neanche tu sai quel che cerchi lì. Sono così presuntuosa da sentire dentro di me che da allora non hai provato più nulla che ti rendesse felice e libero come quel noi. Ma non lo ammetterai mai. La mia condanna sarà la tua condanna.

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6 pensieri su “L’Amore è una condanna

  1. La presunzione è immaginare e vestire gli altri a nostra somiglianza!
    Lui nn soffrirà affatto e andrà x la sua strada!
    Elaborare il dolore senza cedere! Tutto passerà e resteranno le cose buone🌷
    Shera&lamore

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  2. In fondo, anche essere condannati a non ammettere mai la verità, se davvero è quella, è una forma di condanna. Più lieve e di altra natura, certo, e in questo si rivela vera la chiusa. Ognuno ha la sua condanna, probabilmente. In ogni caso è un bellissimo racconto 🙂

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