Cosa ti manca?

– Cosa ti manca?
– Le sensazioni che non provo. Le cose che non faccio.
Le persone che non incontro. Le vite che non ho.

 

Cosa ti manca? Suona come un rimprovero. Davanti a due occhi persi nel vuoto qualcuno prova a domandarmi cosa mi manchi per essere felice. Sembro un’ingrata, un’incontentabile. Rinuncio persino a rispondere, non capirebbero. È difficile comprendere il cuore, dare un volto alla nostalgia. Non è semplice star dietro ai propri sentimenti. Ancor meno è metterli a tacere, imponendosi di non dire e non fare. Eppure, qualcosa è cambiato. Non ricordo neppure più quando ho smesso di chiedermi cosa fosse giusto fare prima di agire. So solo che è accaduto. Ad un tratto ho cominciato a vivere come se dovessi morire un istante dopo, senza rimpianti e senza arrovellamenti, ma non per questo senza dolore. Ho cominciato a dar voce ai miei pensieri più reconditi, a urlare con un candore disarmante, senza vergogna alcuna, quello che provo, che mi toglie il respiro e il sonno. Ho iniziato a vivere davvero nell’istante esatto in cui sono morta dentro. Non avevo più nulla da perdere perché avevo già perso tutto e non mi importava di ricominciare, di andare punto e a capo, di dimenticare ricostruendo sulle macerie una nuova vita. Non mi importava più nulla, che fosse notte o giorno, inverno o primavera, inferno o paradiso, per me era lo stesso: non avevo più un motivo per alzarmi e sorridere. Mi sono trascinata per inerzia, mi sono aggrappata al mio mondo di carta, al lavoro, alle vite che si affacciavano alla mia porta. Quasi passivamente, senza crederci, senza scommetterci, come se sapessi già che non era solo quella la mia felicità, ho affrontato una prova dopo l’altra: per gli altri era il segno che stessi reagendo, che stavo bene, che ero la solita Amélie, forte e determinata, orgogliosa e testarda. Nessuno ha mai guardato oltre in questi mesi. Nessuno ha scandagliato l’abisso. La verità è che è stata ed è la vita a scegliere per me. Io mi sono soltanto lasciata travolgere, senza opporre resistenza. Ho affrontato le sfide come se non avessi più nulla da perdere. Ho realizzato senza entusiasmo  il sogno per cui avevo studiato tutta la vita e, quando l’ho raggiunto, non ho gioito, perché era solo il contorno dei miei giorni; la sostanza, l’essenziale, la felicità del cuore non c’era più.

Il mio non è un aggrapparmi al passato, non è paura di ricominciare, di sbagliare ancora. È consapevolezza. È sentire forte dentro di me una certezza: mi bastava l’amore per essere felice, tutto il resto non aveva davvero tutta quella importanza che gli davo. Ho concentrato tutto su di me, sullo studio, sul lavoro, bruciando le tappe, dando sempre il massimo per raggiungere il massimo, per dimostrare a me stessa che forse valevo qualcosa. La verità è che sono sempre stata profondamente insoddisfatta, bisognosa di un affetto incondizionato e sincero. Un amore negato e un abbandono voluto hanno condizionato tutta la mia esistenza. Mi sono convinta da piccola di non essere bella, di avere una marea di difetti e non mi sono mai accettata. Non mi sono mai sentita veramente donna. Non mi sono mai sentita veramente libera. Sono sempre stata la mia peggior nemica, una Amélie forte, determinata, corazzata, impenetrabile, una che poteva fare a meno di tutti, una che non doveva chiedere per non dover poi dipendere da un altro, una che doveva farcela da sola. Sola come sono ora.

Sto raccogliendo, nel bene e nel male, ciò che ho seminato, con una grande certezza: allora non potevo saperlo, ma a me bastava solo l’amore, il resto poteva mancare, perché, ora che ho il resto, mi manca l’essenziale. Mi manca addormentarmi e svegliarmi con un pensiero stupendo. Mi manca la vita che non ho più. Potrò anche arrossire e sentirmi lusingata da un vento nuovo che corteggia le mie paure, ma so che non è il vento che vorrei soffiasse sulla mia pelle. So che le gote rosse sono segno di imbarazzo ma la mente e il cuore vanno altrove. Perché ormai mi conosco e so che sapore ha la mia felicità. E, sì, mi manca il tempo in cui ero felice, senza dubbi alcuni e col cuore finalmente in pace. Mi manca quella serenità dell’anima che mi era stata donata immeritatamente, quel tempo che nessuno potrà mai colmare. E così fuggo, perché non è di un amore qualsiasi che ho bisogno. Mi manca quel noi e quella la vita che avrei potuto avere proprio ora che mi sento libera e rinata, ora che so cosa davvero conti per me, ora che so dare un nome alle mie emozioni senza averne paura.

Le mie giornate hanno un tempo diverso quassù. La montagna mi fortifica e mi sta dando la possibilità di conoscermi come mai prima d’oggi. Al mattino, appena sveglia, mi addentro per sentieri, passeggio immersa nel verde, tra gli odori dei castagni, i profumi degli ulivi e delle viti, tra il calpestio delle foglie secche e il gorgoglio del fiumiciattolo. Mi sento completamente immersa in questa parte di universo in cui la vita mi ha portata. Percepisco ogni fibra del mio corpo, ogni brivido, ogni sforzo sulle salite e ogni abbandono giù per le discese. Mi sento libera e spensierata. Non guardo neppure l’orologio, nessuno mi aspetta a casa, assecondo solo i miei passi e i miei battiti. Passeggiare in montagna mi aiuta a scaricare la tensione, mi libera da ogni pensiero negativo e mi dà la giusta carica per affrontare la giornata. A volte mi scopro persino a sorridere, persa in un dolce ricordo sbiadito dal tempo. Ricambio qualche saluto sul sentiero, consapevole che ormai qui tutti sanno chi sono, mentre io fatico a ricordare volti e nomi. Ricambio per gentilezza, sperando che un raggio di sole mi scaldi il viso. L’aria umida, però, mi penetra nelle ossa e solo una doccia calda sa finalmente di abbraccio materno. Mi siedo in cucina e davanti a me ho distese di verde, qualche albero dalla chioma bionda e i monti. Mi perdo ancora tra i miei pensieri e rinasce forte il bisogno di scrivere, di scandagliare quest’anima sgangherata …

 

 

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4 pensieri su “Cosa ti manca?

  1. Uno scritto pieno, ricco, mi son vista nei tuoi pensieri.. e mi mancava solo la montagna! Dove poter passeggiare e sentire più forte me, dentro. Ero già passata fra le tue parole, ma poi fra tanti blog capita di non seguirli tutti, ci si dimentica. Grazie per essere passata lasciando l’apprezzamento al mio scritto, mi ha ricordata di ripassare da te. Bellissimo, intenso, pensiero sincero! 🙂

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  2. otherside

    Hai scritto per te stessa, guardandoti dentro nel tempo e si sente. Un testo così in genre in rete o richiama molti commenti o non calamita nessuno. E’ comprensibile perchè il vero e l’intimo sono un malloppo troppo grande da gestire: tuttavia ti poni una domanda – Cosa mi manca?-
    Ti rispondi da sola, manca l’amore vero, essenziale, figlio di una stagione irripetibile, quindi è una mancanza non risolvibile non secondo i normali mezzi di recupero.
    Però sei in solitudine in un luogo che ti culla e ti rispetta…non sai quale fortuna ti è capitata! Spero scriverai ancora, è utile e liberatorio, per certi versi una terapia.

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