Resilienza

Nove mesi. Quante cose accadono in quasi nove lunghi mesi. È il tempo giusto per far crescere dentro di sé una nuova vita, per accorgersi di lei, volerla, amarla, darle la luce. Nove mesi sono il tempo giusto per spianare la strada a una nuova consapevolezza. Metabolizzare, accettare, elaborare, guarire. Credevo di non potercela fare, eppure eccomi qui. Sono sopravvissuta alla tua perdita. Non l’ho scelto, non l’ho voluto, ma so vivere anche senza di te, persino nei momenti peggiori. Ho scoperto di essere in grado di soffrire, di piegarmi in due dal dolore e, allo stesso tempo, di riuscire non solo a sopravvivere ma anche a lottare per ciò in cui credo.
Resilienza, che strana parola. La capisci soltanto quando la vita ti mette a dura prova, quando tocchi il fondo e la fine sembra vicina, eppure continui a non spezzarti. Resilienza ha qualcosa in più della resistenza. È scoprire dentro di te una forza che neppure immaginavi.

Non so se l’hai scelta a caso o se, in un assurdo piano diabolico, tu abbia pianificato di sparire proprio in una notte carica di morte. La sera del primo novembre mi hai riaccompagnata a casa e sei sparito nel nulla, investito non so da cosa, mi hai strappato in un istante tutte le certezze, l’entusiasmo, la voglia di vivere. Hai fatto a pezzi sogni e progetti, sentimenti e legami. Senza preavviso, senza spiegazioni, senza un ultimo saluto, sei scomparso. Mi hai gettato nella disperazione di chi perde all’improvviso la persona che ama e con cui immaginava di invecchiare. Da allora solo un lungo silenzio assordante e il mio non trovar pace, il non riuscire a elaborare il lutto perché incapace di capire, di accettare, di metabolizzare. E poi quella frustrazione, il non potersela prendere neppure con la vita che ti aveva strappato a me, perché eri stato tu a scegliere di andar via, così, in una notte lugubre. Poche ore, pochi istanti o forse una decisione ponderata a lungo nel silenzio: non lo saprò mai. Una vigliaccata, in ogni caso. La peggiore che potessi farmi.

Non c’è stato giorno in cui non ti abbia rivolto pensieri, preghiere, interrogativi. Ti ho reso partecipe dei miei strazi e delle mie gioie, delle cadute e delle risalite, ricevendo sempre e solo silenzi. È stato come gridare al vento, come gettare un messaggio in mezzo al mare. Sapevo che le mie parole sarebbero andate perse nel vuoto, eppure dentro di me continuavo a sentire il bisogno di invocarti, di renderti partecipe, di costringerti a fare i conti con la vita che avevi distrutto. Ho sempre saputo che non sarebbe giunta alcuna risposta. Non l’ho attesa. Non c’ho messo alcuna speranza, perché ho riconosciuto in te lo stesso male che mi aveva investita da piccola. L’abbandono, violento, improvviso, lacerante. Uno strappo al cuore e una ferita che il tempo non sana. Due volte sono stata tradita, prima dal sangue, poi dal cuore. Avrei dovuto sviluppare gli anticorpi, ma la verità è che a certe cose non ci si abitua mai e, per quanto ti ripeti di non fidarti e, soprattutto, di non affidare mai la tua vita a qualcuno, puntualmente ci caschi.

È difficile ammetterlo, ma sei stato il mio più grande fallimento. Il sangue non lo scegli, scorre nelle vene, ti lega biologicamente a qualcuno ma non ti garantisce l’amore. Il cuore, invece, scegli a chi aprirlo e, quando ti ferisce, la delusione brucia di più.

C’ho messo tanto per capire ma forse è in questi giorni che ritrovo la pace, proprio nel luogo dove più temevo di ritornare, e lo devo anche a te, ai tuoi silenzi, al tuo non esserci mai stato in questi mesi orribili.

Tu non c’eri a tenermi la mano in ospedale, non c’eri ad asciugarmi le lacrime, a sedare le mie paure. Non c’eri a spegnere i pensieri brutti con un bacio sulla fronte. Non c’eri a sostenermi nelle sfide, a incoraggiarmi nelle prove, a gioire con me per un sogno che si è realizzato. Tu non c’eri perché hai scelto di non esserci, e questo non può essere amore. Questo non è mai stato amore. Perché quando ami davvero, resta l’affetto, il bene, al di là di tutto. Resta la voglia di sapere le condizioni dell’altro, di sostenerlo nei momenti bui anche solo incoraggiandolo a non mollare. Quando ami, non sparisci nel nulla.
Mi hai lasciato il vuoto sotto i piedi. Hai fatto vacillare le mie certezze, mi hai costretta a fare da sola i conti con la vita. Eppure, sono sopravvissuta. Senza di te, ho continuato a vivere anche se non era ciò che avrei voluto. Capisco solo ora che la tua assenza ponderata è il riflesso di un’anima così diversa e distante dalla mia.
In questi mesi io ci sono stata, nonostante tutto. Ho consolato con un abbraccio, ho stretto una mano, ho asciugato una lacrima, mentre mi sentivo ripetere che ero come una figlia, una figlia che, però, poi tutti hanno dimenticato, quando era lei ad aver bisogno di quelle mani, di quegli abbracci. Le parole dovrebbero somigliare di più alle cose. Dovrebbero essere pronunciate solo se sentite davvero, perché non avevo ancora capito che nel momento esatto in cui smetti di esser nuora, non sei neppure più figlia, amica.

Se per il nostro amore avrei dato la vita, tu no, non l’avresti mai fatto. Tu al nostro amore hai voltato le spalle per paura di crescere e fare, per una volta in vita tua, l’uomo. Perché puoi anche aver viaggiato, vissuto fuori, conosciuto posti che io mai vedrò, ma non hai mai imparato a vivere. Ti sei accontentato della vita che altri hanno apparecchiato per te. Reciti un ruolo grigio, insoddisfatto e inappagato. Sogni in grande e non realizzi nulla. Solo ora ti vedo per ciò che sei, un’anima stanca e vuota, timorosa degli anni che passano, del peso delle responsabilità, delle scelte da prendere. Tu non brilli di luce propria. Ho riempito la tua vita di colori, di paesaggi e sensazioni nuove. Ti ho portato nel mio mondo per dimostrarti come, con poco, si possa esser felice e quanto appaghi più un sorriso inaspettato che un diamante. Ero così innamorata da non capire che stavo riempiendo una vita vuota con i miei sogni e i miei progetti, il mio entusiasmo e la mia voglia di condividere, mentre tu eri lì passivo. Pianificavo, programmavo, concretizzavo e tu mi lasciavi fare, dicevi di star bene, di esser felice. Ma lo sei mai stato davvero? Forse volevi provare a lasciarti andare, ad affidarti per una volta a qualcuno che valesse più di due cosce in bella mostra. Ma non ce l’hai fatta. Più facile una relazione usa e getta; più semplice non impegnarsi, tradirsi a vicenda, così nessuno dovrà pretendere nulla; più comodo vivere con mamma e papà che far quadrare i conti a fine mese. Come ho fatto a non vedere il tuo spessore umano? Come ho fatto a non pretendere conferme, parole e fatti?

Ti ho amato irragionevolmente, come si ama quando il cuore prende il sopravvento e non conosce ostacoli. Ho osannato la tua bontà, i tuoi modi gentili, la galanteria d’altri tempi. Ho pensato di aver trovato la mia eccezione. Ti ho preso per mano nella buona e nella cattiva sorte, nei tuoi giorni migliori e nei peggiori, con amore e dedizione. Ti ho amato senza sforzarmi, senza sentirne la fatica, senza mai soffrire della differenza d’età, illusa che stessimo guardando nella stessa direzione al nostro domani.
Com’è potuto finire tutto? L’amore non muore mai di morte naturale. Si affievolisce fino a spegnersi quando non è curato, coltivato, innaffiato; quando si sceglie il silenzio al dialogo, quando il non detto avvelena l’anima e i rimpianti saranno le lacrime di domani; quando la paura di provarci vince sul rischiare insieme.

Non c’è odio nel mio cuore, non c’è più rabbia, neppure delusione. Ho amato chi eri, o almeno chi credevo tu fossi. Non lo rinnegherò mai, perché in quel tempo con te ho conosciuto la parte migliore di me. Per quel che, invece, resta oggi di te non provo altro che disistima. E quando non stimo più un uomo, quando non mi rende più orgogliosa di lui, quando non c’è più fiducia alcuna, non c’è posto più neppure per l’amore.
Con te ho inseguito un sogno in cui, purtroppo, io soltanto ho creduto.

Oggi so che se insegui e coltivi a lungo un sogno, puoi anche afferrarlo e realizzarlo, ma devi volerlo fermamente, devi crederci e deve renderti felice. È così che un mio piccolo sogno ha preso vita in questi giorni e mi ha ripagata di tutta la passione e la dedizione profuse in questi anni. Tu non sei stato in grado neppure di gioire per me, pur sapendo quanto fosse importante e quanto ci avessi investito, ma non importa, è il mio sogno e la tua assenza non lo renderà meno importante. Ora tocca solo alla vita lasciarmi il tempo di viverlo quel tanto che basta per morderlo, assaporarlo e sentirlo davvero mio. E magari, se dovesse avanzarle del tempo per me, vorrei riuscire un giorno a credere in una relazione sincera e appassionata, dove amare e lasciarsi amare siano il dono più prezioso, e perdonarsi, restare e crescere insieme le àncore della mia anima.

Quando sarà, vorrei voltare le spalle a questa terra sorridendo con gli occhi e con le labbra, e guardandomi indietro vorrei poter dire: ho conosciuto l’amore, nonostante le mie paure e le mie debolezze.

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10 pensieri su “Resilienza

  1. “L’amore non muore mai di morte naturale. Si affievolisce fino a spegnersi quando non è curato, coltivato, innaffiato; quando si sceglie il silenzio al dialogo, quando il non detto avvelena l’anima e i rimpianti saranno le lacrime di domani; quando la paura di provarci vince sul rischiare insieme” – questa frase mi ha aperto gli occhi su tutto ciò che ho sbagliato e su tutto ciò che ho fatto bene! Probabilmente me ne ricorderò anche quando sbaglierò o farò bene di nuovo. Un resoconto perfetto!

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  2. “La capisci soltanto quando la vita ti mette a dura prova, quando tocchi il fondo e la fine sembra vicina, eppure continui a non spezzarti”… mamma mia. Amo questa parola, amo le persone che nonostante tutto stanno in piedi.
    Sei una grande donna e fai proprio bene ad esultare delle tue vittorie. Ti abbraccio forte

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  3. Così sarà, ne sono certa.
    Non ho altro da aggiungere, hai già detto tutto tu.
    Il silenzio è la cosa peggiore in assoluto, perchè ti lacera con le sue domande che spesso finiscono per ritorticisi contro creando dubbi, paure, sensi di colpa e sensi di inadeguatezza. E tu hai fatto un percorso durissimo e in salita, e le tue parole di oggi brillano come la rugiada al primo sole del mattino: i diamanti più belli 🙂
    Ti auguro di cuore tutto il bene che questo cammino ti può far incontrare. Avanti! Un abbraccio forte.
    Ilaria

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