Chiedimi se ho paura

paura

Hai paura, ma non riesci a dirlo. Non riesci a liberarti dal fantasma che ti opprime. Ti perdi nei tuoi pensieri. Ti guardo e non mi riconosco in quell’assenza. Sei impenetrabile. Alzi un muro di silenzio. Hai paura. Paura di invecchiare. Paura di scoprirti un giorno uguale a tutti quelli che rifuggivi. Quante volte mi hai chiesto: “Credi che diventerò come loro?”

Loro, i cinici, quelli sprezzanti, gli egoisti, i calcolatori. Quelli che si lamentano tutto il giorno. Quelli che si fanno la guerra per pochi centesimi in più in busta paga. Quelli che non amano nessun altro al di fuori di sé. Loro, quelli che riconosci dall’espressione del volto. Sempre tristi, infelici, incattiviti. Quelli che indossano abiti grigi, impolverati, fuori e dentro l’anima. Li riconosci perché si somigliano tutti. Si credono eterni per scoprirsi poi mortali. Rimandano a domani i desideri più reconditi e, quando domani arriva, è la vita che sceglie per loro.

Eri quasi certo che saresti diventato così. Io, no. Non credo affatto che l’ambiente in cui vivi o lavori ti debba trasformare in un essere anonimo, triste. Credo che ci si condanni da soli a esistere senza vivere. È più facile lasciarsi intorpidire l’anima, cedere alla lagna, perdersi dietro calcoli e compromessi, per poi sentirsi schiacciati dalle frustrazioni, dai sensi di colpa, da quell’insana oppressione che ti paralizza e ti rende schiavo delle tue stesse paure.

Tu hai paura. Te lo si legge in faccia. Hai paura dei cambiamenti. Hai paura della diversità. Hai paura delle emozioni imprevedibili che possono sconvolgere i tuoi piani. Hai paura di vivere e di scoprire che magari non è così brutto tutto ciò che ti stai perdendo. Hai paura delle conseguenze dell’amore. E ti facevo paura anch’io. Non solo eri terrorizzato quando in foto, sui nostri volti accostati, scorgevi le tue rughe e i capelli bianchi. Eri terrorizzato da noi, da quello che a volte ti sorprendevi a desiderare anche tu, quando lasciavi andare i freni e ti abbandonavi alla vita, scoprendo che forse esiste anche quaggiù un po’ di pace, tra le braccia di chi ami.

Eppure, quelle due parole non sei mai riuscito a pronunciarle. Il tuo cuore è chiuso. Tu, ti chiudi a riccio quando soffri. Non ti ho mai visto piangere. E non è un segno di forza, è la tua debolezza. Non riesci a scioglierti, non riesci a lasciarti andare alle tue emozioni. Non parli, non urli, non sbotti. Taci. Ed io ti odio, ti odio con tutta me stessa quando ti allontani e ti chiudi in quei stupidi silenzi. Mi lasci fuori dal tuo mondo. Non è protezione, è egoismo. È pensare di bastare a se stessi, di essere grandi e forti, impeccabili. Ma non è così. Il dolore non passa solo perché fingi che non esista. Non ti lascia riposare solo perché non ne parli. L’inquietudine che ti porti dentro non svanisce negli occhi o sulle labbra di una donna qualsiasi.

Puoi fuggire dagli altri ma non da te stesso, e non da me. Puoi ingannarti, puoi ostentare sorrisi, crederti invincibile, ma lo sai anche tu quante bugie ti stai raccontando. Stai scrivendo proprio quella vita che volevi rifuggire. E non la chiami inettitudine? Incapacità di ascoltarsi e di vivere?

È paura questa. E la paura è umana, se solo ammettessimo di averne. Credi io non ne abbia? Credi che non abbia fatto a pugni con la vita da quando sono venuta al mondo? Il tuo errore è stato quello di volermi vedere perfetta, inquadrata, con progetti da realizzare, sogni da inseguire. Hai creduto che il mio mondo fosse di carta. Non hai capito che la celata di cartone è stata ed è il mio scudo e la mia àncora. Mi permette di sopravvivere sotto le macerie di una vita sgangherata, aggrappata alla poesia e alla meraviglia che ostinatamente continuo a cercare. Perché io non mi arrendo. Non voglio permettere alla paura di soffocarmi. Voglio ascoltarla, voglio che abbia un nome, voglio capire da cosa e perché fuggo. Mi odi anche per questo, perché sono scomoda, perché non taccio, perché so leggerti dentro. Anche ora.

Chiedimi se ho paura. Chiedimelo ora. Chiedimi se questa vita senza te non mi faccia ancor più paura. Ma soprattutto chiedimi di cosa ho paura.

Ho paura di non riuscire più a provare quella felicità che ho intravisto. Ho paura di affidarmi completamente a qualcuno. Ho paura di credere in qualcosa che non esiste.

Così resto sospesa tra cielo e terra, tra etere e abisso, tra te e me. Resto aggrovigliata su quelle paure che non ho saputo sconfiggere neppure con te al mio fianco. Avrei voluto meno silenzi e più parole. Avrei avuto bisogno di condividere le nostre paure.

Chiediti se hai paura. E ascoltale quelle paure.

 

Se non ti spaventerai con le mie paure,
un giorno che mi dirai le tue troveremo il modo di rimuoverle.
In due si può lottare come dei giganti contro ogni dolore
e su di me puoi contare per una rivoluzione.
Tu hai l’anima che io vorrei avere.

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8 pensieri su “Chiedimi se ho paura

  1. Il pezzo è molto bello … ma è importante avere paura.
    La paura può essere il metro dei passi che facciamo.
    Solo la paura che abbiamo sentito e la forza spesa per superarla può farci capire dove siamo arrivati.

    E allora forza, anche se hai paura continua pure.
    Già scrivere qui è un modo per sconfiggerla.

    Contento di averti trovata
    Guido

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    1. LuminariaSprecata

      Grazie, Guido, per le tue parole. Ammettere di aver paura è il primo passo per accettarsi come fallibili, fragili, imperfetti, instabili, eppure umani. Significa smettere di fuggire da se stessi. È interrogarsi, è sforzarsi, è fare a pugni con gli scheletri nell’armadio. È provare a mettere radici. È smettere di esistere e cominciare a vivere.

      Liked by 1 persona

      1. Assolutamente si, cara Luminaria, che tanto Sprecata non sembra proprio.
        Anche io ho paura.
        Nel lavoro, nella mia vita familiare, nei miei rapporti sociali.
        Talvolta la supero, talvolta no: sto cercando di aumentare le volte che ce la faccio.

        Ma di sicuro il primo passo è riconoscerla.

        Un forte abbraccio, Guido.

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