Il cielo in una stanza

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Sono stesa sul letto con gli occhi ben aperti. Fisso il soffitto. La luce trapela dalla finestra. Giochi d’ombre disegnano geometrie flessuose. Sono in una camera di una casa deserta, lontana da voci soffocanti. Il mio corpo giace su quel letto; io sono altrove.

Sono sotto un altro cielo. Un cielo stellato. È notte e un tappeto di stelle ci avvolge. Siamo sugli scogli in mezzo al mare. Ti sdrai poggiando il capo sulle mie gambe. Davanti a noi, in lontananza, ci sono le luci dei locali, i lampioni della strada che porta al paese, su per la collina. Qualche pescatore getta l’amo in cerca di fortuna. Le ragazze in ghingheri sorridono a un amore estivo. Una musica jazz si diffonde nella notte buia. Dietro di noi il mare aperto. Ti accarezzo i capelli e penso che non vorrei essere in nessun altro posto. È quello il luogo del mio cuore. È lì che mi sento libera.

Non parli o forse sono io che non riesco più ad ascoltarti. I contorni del tuo volto sfumano tra le onde del mare. Il verde dei tuoi occhi non m’appartiene più. Vivi in quegli attimi, in quelle sere fatte soltanto di noi. Sei lontano da quella vita che improvvisamente ha cominciato a starti troppo stretta. Lontano dai legami, timoroso di quei nodi che intrecciano due anime. Hai lasciato il tuo cuore in mezzo a quel mare, in quelle sere d’estate. Hai smesso di fidarti non di noi ma di te stesso. Hai preferito credere nella vita che ti sei programmato più che in quella che stavi vivendo. Fossi almeno felice ora! Il mio tormento sarebbe più lieve sapendo che quel sacrificio non fu vano. E, invece, sento che non è così. Sei più inquieto di prima. Non hai trovato pace. Hai creduto d’andare avanti, non accorgendoti che la marea ti ha spinto a riva. Ti sei arenato tra le tue paure.

Suona un’armonica: mi sembra un organo che vibra per te e per me, su nell’immensità del ciel… di un cielo che non ci appartiene più. Resta un ricordo sbiadito. Chissà se ne hai memoria. Chissà se anche tu in quel ricordo trovi pace quando dentro è tempesta.

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10 pensieri su “Il cielo in una stanza

    1. LuminariaSprecata

      Credo che non ci si liberi mai di certe emozioni. Spedirla poi non servirebbe ad alleggerire il cuore e sono convinta che non sarebbe neppure letta. Certe parole fanno paura. Ci sono lettere che devono essere disperse nell’etere o chiuse in una bottiglia e gettate a mare; solo se destinate, un giorno lontano, finiranno tra le mani di qualcuno che le avrà cercate o che avrà anche solo desiderato ritrovare traccia di un senso perduto.

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