Così vicine, eppure …

Ha gli occhi lucidi. Piange. Amélie è imbarazzata. Non l’ha mai vista così. Sono sedute a un tavolino di un bar vicino casa di lei. Amélie l’ha incrociata casualmente per strada. L’ha riconosciuta da lontano e ha sentito il peso del suo sguardo poggiarsi sui suoi passi. Ormai vicine, Amélie ha sentito uno strappo nel cuore. Avrebbe voluto mantenere le distanze, per proteggersi. Desiderava fermasi a un semplice saluto distratto. Nulla contro la donna che aveva dinanzi, ma non voleva essere ancora ferita. Non voleva ascoltare i racconti sui progetti di un uomo ormai lontano, non voleva sentir parlare di case, di paure, di fughe. È stanca. Non ne ha più la forza.

Amélie tentenna. La donna la abbraccia e le dà un bacio. Ad Amélie non escono le parole. Per la prima volta non sa cosa dire. L’ultima telefonata al marito l’ha turbata e ha infranto qualcosa. La donna le dice che non era in casa e che le è stato raccontato. Avrebbe voluto sentire anche lei la sua voce, ma non ha voluto chiedere il numero ai figli. Così sostiene. Amélie precisa che il suo unico intento era sincerarsi della salute dell’uomo e che lo aveva sentito distante, per cui si era ripromessa di sparire, per non essere inopportuna, per non causare altro dolore. Solo ora apprende che il suo sentore era vero, il suo pianto a dirotto, abbassando la cornetta, non era per la distanza ma per aver intuito che dietro le parole dell’uomo c’era sofferenza. Si era commosso per quell’attenzione inaspettata e, al rincasare della moglie, gliene aveva subito parlato. Perché l’amore resta. Perché anche nella distanza certi legami non si spezzano. 

La donna le chiede a che ora ha il treno. Amèlie le dice che manca poco, ha solo 15 minuti per raggiungere la stazione, altrimenti il treno successivo sarebbe passato dopo un’ora. La donna sembra non aver ascoltato una parola. Prende Amélie per un mano e le dice di attraversare la strada, di sedersi all’ombra, le offrirà un caffè. Amélie è come stregata, non sa dire di no. Non dice nulla. Le parole continuano a mancare. Non sa cosa le stia accadendo. È in balia di quella donna. Sa che le vuole bene, ma sa anche che potrebbe ferirla involontariamente.

Ordinano due caffè. Si siedono in una veranda che dà sulla strada. È sempre la donna che parla. È come se avesse sperato di incontrarla, per parlare, per gettare la maschera della donna forte e confidarle le sue fragilità. Amélie non l’ha mai vista così a nudo. Si era sentita voluta bene come una figlia, non l’aveva mai temuta come futura suocera, eppure non c’era mai stata tra loro occasione per sentirsi così umanamente vicine e confidenti. Anna era sempre stata una donna forte, un generale, la matriarca di una famiglia che, volente o nolente, ruota attorno alla sua figura. Una donna che ha vissuto per anni accanto all’uomo della sua vita e non è pronta a dirgli addio. Nessuno sarà mai pronto a dover lasciar andar via l’amore di tutta una vita insieme. Anna sa cosa l’aspetta e non l’accetta, non così, non con dolore, non con il calvario da percorrere per l’ultimo cammino. Amélie l’ascolta con la morte nel cuore. La comprende. Sente il peso di quei pensieri, la lama affilata di quelle parole. Anche lei è terrorizzata dal dolore fisico. Non la morte, ma il dolore dell’ultimo viaggio la spaventa.

Anna si sente impreparata ad affrontare ciò che sta vivendo. Amélie le dice che deve farsi forza, che lei è più forte di tutti, anche del marito, deve sostenerlo e può farcela perché lo ama ancora, glielo si legge negli occhi, nei modi dolci di parlare di lui, nelle passeggiate che vorrebbe fargli fare, nella casa al paese che vorrebbe fargli rivedere. Anna volta lo sguardo verso l’esterno della veranda. I suoi occhi sono lucidi. Le lacrime solcano il suo volto. È la fragilità di una donna che non può farsi vedere così a casa e cerca conforto ora, lì, con Amèlie, che le prende la mano e gliel’accarezza. Non sono mai state così vicine come in quel bar, sotto la veranda, nell’ultimo giorno di un maggio amaro.

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6 pensieri su “Così vicine, eppure …

    1. LuminariaSprecata

      Gli scritti che compaiono nella sezione “Amélie” sono attimi rubati alla sua vita, fotogrammi di emozioni, incontri, ricordi, (dis-)avventure in cui si imbatte.
      A volte capita che per comprendere quelli più recenti ci sia bisogno di conoscere cosa le sia capitato in precedenza. Altre volte, i frammenti della sua vita possono essere assaggi autonomi di un’esistenza in bilico tra ciò che era e ciò che non è più.

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  1. Il brano nei primi paragrafi ha lo stesso impaccio delle due donne, aggrovigliato su stesso come non volesse farsi penetrare oltre la crosta di parole.
    Poi come loro si distende, avvolge, coinvolge, si lascia attraversare dall’ emozione del lettore.
    Piaciuto molto.
    ml

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    1. LuminariaSprecata

      Non è stato un espediente narrativo intenzionale, calcolato, ma è esattamente ciò che le due donne hanno vissuto, barricandosi inizialmente dietro una forma e una distanza di convenienza, per poi lasciarsi andare a quanto di più vero e urgente provassero. Nello sfiorarsi le mani, l’apice delle loro emozioni. In quel man-tenersi, non c’erano più ruoli, etichette, formalità. C’erano due donne che soffrono, in maniera diversa ma soffrono. Il loro incontro non credo sia stato casuale. Anna aveva bisogno di Amélie in quel momento, l’ha desiderata ed è apparsa. Amélie aveva, invece, bisogno di capire che tutti i divieti, le stupide promesse, i buoni propositi che si è imposta non servono a nulla. Non si può smettere di amare semplicemente imponendoselo. Anna le ha ricordato la bellezza di un amore in cui ancora crede.

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