Nòstos

Not all those who wander are lost.
(J. R. R. Tolkien)

Non tutti quelli che vagano sono perduti. Capita che perdersi sia necessario per ritrovarsi e il viaggio non sia altro che un ritorno a casa. Se un luogo, un’anima, un cuore sono stati davvero importanti, si ripresenterà la possibilità di ritrovarli. Perché ciò che hai amato non è mai del tutto perduto. La tua Itaca è casa, ma a volte per comprenderlo hai bisogno di allontanarti, di compiere quel viaggio, senza meta, che sarà un tornare alle origini, questa volta consapevoli di sé.

Ogni tanto bisogna saper fare un passo indietro, per concedere e concedersi lo spazio per spiegare le ali e provare a spiccare il volo da soli. Solo abitando la mancanza, solo scoprendo la possibilità e il peso del vuoto, potrai capire se la libertà da ogni legame ti ha permesso di essere finalmente felice o ha smarrito la parte migliore di te. Sarà allora che, se ti ritroverai nella memoria, seguendone le orme, invertirai la rotta e Itaca sarà il tuo nòstos, il tuo ritorno. Virerai verso l’arché, l’origine del tutto, ma non sarà semplice. Ammettere a se stessi i propri sentimenti è quanto di più difficile ci sia. Si può ingannare l’altro ma non il proprio cuore.

Il nòstos è anche nostalgia, desiderio sofferto di tornare a casa, per ritrovare le proprie radici ma, soprattutto, se stessi. E la nostalgia a volte fa paura. È dolce e ingannevole al tempo stesso. Sottace una languida attesa di qualcosa che non sai se mai ritroverai. È sentire una spinta in avanti per il desiderio di tornare indietro. Tra il sentire quella spinta e il fare un passo in avanti c’è un abisso. In quell’abisso, la tua vita. Assecondare quello slancio implica avere coraggio, osare, rischiare ma, soprattutto, perdonarsi, accettarsi, dopo essersi messi in ascolto della parte più onesta del proprio cuore. I nostoi sono, dunque, i coraggiosi. Sono quelli un po’ folli, che si fanno carico del rischio, accettano la sfida, si rimettono in gioco e sanno ritornare.

Se, però, la nostalgia mescola il nòstos all’álgos, il ritorno alla sofferenza, sarà forse perché i coraggiosi sono pochi. Si è più inclini alla nostalgia, a quel crogiolarsi nella sofferenza provocata dal desiderio inappagato di ritornare. E accade così che passino giorni, mesi, anni a sentir quella nostalgia senza trovare lo slancio per quel salto verso Itaca. Se l’álgos avrà la meglio, ti allontanerai sempre più da te stesso. Se troverai, invece, la forza e il coraggio di credere nel nòstos, chiuderai il cerchio e le cadute non saranno state altro che tappe di un itinerario più importante.

Vorrei che un giorno tu potessi riconoscere la tua Itaca, per rimetterti in viaggio senza paura. Ritornare, però, esige sforzo.

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7 pensieri su “Nòstos

  1. amo il termine nostos… in tutti i suoi significati….. un po’ di più quando è ritorno a casa agognato….. saudade direbbero a Lisbona….. ma nostos è di più è carico di esperienza…… è come tornare a casa con tante cose nelle tasche….. sassi conchiglie lacrime sorridi odori sogni consapevolezza ragione sentimenti.
    bellissimo post! bellissimo.

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    1. LuminariaSprecata

      Ti ringrazio. Leggo nelle tue parole tutto il peso del bagaglio che il nòstos comporta. Il viaggio è il medium per riempirsi le tasche e il cuore di esperienza e consapevolezza. Se non ci mettessimo in cammino, forse non potremmo mai neppure davvero coglierci come uomini e donne.

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    1. LuminariaSprecata

      Si parte sempre da un’assenza, da una colpa, da una mancanza per mettersi in viaggio e tornare ad essere presenza, questa volta consapevole, voluta, amata, ma anche per perdonarsi e perdonare.
      Un saluto a te.

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  2. Nostos è un termine che mi ha sempre affascinato, parola impegnativa, forse inscindibile dall’algos, forse insondabile razionalmente sino all’essenza che implica un sentire, un desiderare, un riconsiderare se stessi, un farsi umili e coraggiosi. Ho ritrovato tutte queste sfaccettature nelle tue parole.
    ml

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    1. LuminariaSprecata

      Grazie, Massimo, per la cura con cui ti soffermi su ogni parola, per la tua capacità di scandagliare gli abissi, riportando alla luce l’essenza, la radice di ciò che tende, per sua natura, a sfuggire, a restare insondabile. Mettersi in viaggio, lasciarsi attraversare dalle esperienze, coglierne le sfumature e trattenerne l’anima esige sforzo. Il ritorno è faticoso, è mettersi in discussione, è una fare a pugni con se stessi e richiede proprio umiltà e tanto coraggio.

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