Quel che resta sotto le macerie

Un incontro. Un invito. Quattro giorni passati ad arrovellarsi il cervello. Ogni volta che sembrava stessi giungendo alla decisione definitiva, sbucava un buon motivo per fare esattamente l’opposto. L’istinto, il cuore, la rabbia, il desiderio, la ragione, il buon senso, i sensi di colpa. Troppi sentimenti contrastanti. Diventa tutto più complicato. Per me è difficile anche soltanto capire cosa provo.

Nell’istante in cui ho composto il numero, il cuore ha cominciato a battere forte, così com’era accaduto giorni prima, quando casualmente il destino aveva fatto incrociare i miei passi con quelli di un volto di quel mondo ormai lontano, eppure sempre così vicino. Attraverso il parco, salgo le scale, consapevole di star facendo la cosa giusta. Mi ripeto che nulla può più ferirmi, ora so scindere le cose. So chi sono io, so che ruolo non ho più, ma so anche che c’è qualcosa di bello che resta sotto le macerie.

La porta è socchiusa, mi stanno aspettando, entro. L’occhio cade su una foto nell’ingresso. Tra me, ci scherzo persino su. Se avessi incontrato quel lui della foto, neppure mi ci sarei accostata, troppo brutto.

Mi accomodo in cucina.

– Eccomi, sono qui, come sta?

Comincia a dirmi qualcosa. Nulla è cambiato, mi dà sempre del lei. Questa cosa, detta da lui, non segna distanza ma si carica di una dolcezza unica, di un pudore d’altri tempi, di rispetto e galanteria. Subito, però, le lacrime velano i suoi occhi. Un groppo alla gola. Le sillabe singhiozzano. Solleva una mano, se la porta sul viso per nascondere lo sguardo. Si sente vulnerabile. In quel gesto vedo te. Per un attimo si sovrappongono i vostri volti. Un colpo basso! Tu non c’entri. Non devo permetterti di affollare i miei pensieri. Mi alzo, lo abbraccio forte. Percepisco tutta la sua paura. Sento forte anche la mia. Perché per certe cose, che tu abbia venti, quaranta o settanta anni non cambia nulla. Quelle cose più grandi di te fanno paura a qualsiasi età. Resto dietro di lui, continuo ad accarezzargli le spalle, cercando di infondergli, di infonderci, coraggio. Sono io ora a non voler che veda i miei occhi.

Arriva sua moglie. Chiede cosa sia successo. Lui si sforza di fare un sorriso. Io mi stringo nelle spalle.

– Vederti lo ha emozionato. Si è commosso. Era tanto…

Già! Era tanto. Era un altro tempo. Era un’altra me. Sento il cuore leggero come se stessi facendo la cosa più naturale, più giusta. Parlano, raccontano, mi fanno domande. Vogliono qualcuno che li ascolti, qualcuno che non si alzi di scatto e vada via, ma provi a far loro coraggio, perché quando hai paura, quando hai mille domande, quando non sai domani cosa accadrà, vorresti soltanto qualcuno che restasse accanto a te. Qualcuno che, non per forza, abbia delle risposte, anzi, magari ha le tue stesse angosce e non ce la fa proprio a consolarti perché dentro sta morendo. E allora ti basterebbe che quella persona restasse, si fermasse accanto a te, anche in silenzio, anche piangendo, ma tenendoti la mano.

Nessuno è abbastanza forte da sopportare da solo il dolore. Tu non l’hai capito. Non hai capito che facendo l’eroe solitario non ti salverai da tutta questa sofferenza. Non hai capito che hanno bisogno che tu resti ad ascoltarli, anche se ti fa male. I mostri tenuti in silenzio, dentro noi, si ingigantiscono e divorano l’anima. Vanno liberati, condivisi, abbattuti.

Resto ancora un po’. Li sento sinceri e vicini. Mi ripeto che so scindere, che non mi farà male. Se un mio abbraccio, una parola, una telefonata può far loro bene perché mai dovrebbe fare del male a me? Non ne farà. Non deve. Non dovrebbe. Un po’ oggi fa. 

Troppe emozioni, troppi ricordi, troppi silenzi.

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10 pensieri su “Quel che resta sotto le macerie

    1. LuminariaSprecata

      A volte la cosa giusta non è davvero la scelta migliore per noi. Spesso la cosa giusta e la cosa che ci rende felici non coincidono. Lì, in quel momento, Amélie ha preso la decisione che le ha dettato il cuore, andando anche contro le ragionevoli logiche del pensiero. Ha scelto di non avere rimpianti, di vivere seguendo il suo istinto, anche se questo ha comportato immergersi di nuovo in un turbinio di emozioni che non sa ancora gestire. Però, hai ragione, se lo ha fatto, se ci ha creduto, se lo ha voluto fermamente, a costo di risultare magari invadente o inopportuna agli occhi di terzi, è stata la scelta migliore che potesse fare.

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    1. LuminariaSprecata

      Ricordi ancora vivi di un passato che è ancora troppo spesso presente. Quel bagaglio dovrebbe fortificare Amélie e, invece, l’ha resa troppo fragile, in balia delle sue debolezze, di quei pensieri e di quella bellezza che si ostina a perdurare anche sotto le macerie.

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    1. LuminariaSprecata

      Forse il passato non passa mai davvero. Lascia nelle nostre vite segni indelebili, cicatrici pronte a riaffiorare in giorni più nostalgici di altri.
      Ricambio l’abbraccio, con un sorriso a fior di labbra.

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  1. Mi e’ piaciuto come hai descritto quest’incontro che subito ha rotto gli argini della convenienza per dar libero sfogo all’emozione e all’essere comunque li’.
    Mi e’ piaciuto lo spazio che lasci al lettore non dettagliando ‘biograficamente’ i due personaggi presenti oltre l’io narrante sulla scena, probabilmente a sottolineare l’importanza della presenza che prescinde dalle precedenti macerie. Naturalmente poi il lettore completa istintivamente il film (per questi due sono i genitori del ragazzo che ricorre nei precedenti brani di amelie) ma questo e’ un aspetto secondario 🙂
    ml

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    1. LuminariaSprecata

      Mio caro Ml,
      come comprendi tu, nessuno mai… Tutto ruota attorno alla presenza, è il dono che Amélie ha fatto e si è fatta. La presenza prescinde dalla macerie, è un esserci sempre, col cuore e col pensiero, anche quando si è distanti, perché vince sempre ciò che resta.

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