Certi pensieri hanno il tuo volto

Tanti pensieri si affollano nella testa, si rincorrono da giorni senza venirne a capo. Il nodo della matassa non sarà mai sciolto. Amélie è giunta ormai a questa conclusione. Ci sono domande che non possono avere risposta. Possiamo interrogarci tutta la vita ma forniremo sempre delle attenuanti, piccole giustificazioni, parole magari velate dal rancore o dalla rabbia per non aver capito. Quando le risposte non devi cercarle dentro di te, è tutto più difficile. Certe domande restano sospese per giorni, mesi, anni, a volte per tutta la vita.

Amélie non saprà mai perché è stata davvero rifiutata e rinnegata dal sangue del suo sangue. In questi anni di crescita personale, di lotte e di cadute, ha provato più volte a interrogarsi, a richiamare alla memoria episodi dell’infanzia, voci, grida, gesti ma dentro ci ha trovato sempre le sue risposte, quelle viziate dalla paura, dalla rabbia, ma soprattutto da un disperato bisogno d’affetto che, più e più volte, l’ha portata sul luogo del delitto della sua anima a interrogare volti, a rivendicare le ragioni del suo cuore, a puntare il dito contro i suoi aguzzini. Di fronte a parole cariche di disprezzo e odio, più volte Amélie ha creduto di annegare nelle sue lacrime, raschiando il fondo.

Mi sembra di sentire ancora la sua voce singhiozzante, in una casa gelida, chiedere, ormai già donna, perché mai una carezza avesse sfiorato il suo viso. Avrebbe avuto bisogno di sentire pronunciare da quei volti spenti, almeno una volta, una soltanto, ti voglio bene. Era davvero quello che si era chiesta per tutta la vita: perché erano stati incapaci di amarla? Cosa aveva mai potuto fare una bambina, poi adolescente, per essere rinnegata? Per ventitré lunghi anni quella domanda risuonò nella testa di Amélie, fino a quando ebbe il coraggio, o la disperazione, di porla. La risposta non arrivò. Le piombarono addosso accuse, parole velenose e un per me sei morta. Il viaggio di ritorno a casa, Amélie lo passò fissando il finestrino alla sua destra, mentre le lacrime solcavano il suo viso e sua madre le ripeteva, come una cantilena, “Ti prego, dimentica”.

Amélie non dimenticò, ma da allora ha sepolto in fondo al suo cuore ogni domanda e si è promessa di proteggersi e di volersi lei quel bene negato da altri.

La vita non è stata clemente con Amèlie, ma lei è in piedi e può guardare sorgere e tramontare il sole. Già questo è un dono per sorridere alla vita. Ora è grande e sa che certe domande si possano anche porre ma non sempre arriveranno le risposte, quando queste sono legate alla vita di altre persone. Così, il destino ha rimescolato un po’ le carte e ha insinuato nel suo cuore nuovi interrogativi. Difficile zittirli. Da sciocchi, la presunzione di trovarvi una risposta univoca, oggettiva, insindacabile. Amélie se ne va così per le strade del mondo col suo carico di pensieri, con l’unico rimpianto di aver detto forse una frase sciocca un tempo. Posto che razionalmente sa che non può esser bastato ciò per permettere al destino di giocare con la sua vita e di disfare tutte le tessere del puzzle, da qualche giorno un pensiero, più insistente degli altri, bussa alla sua porta.

Dall’altra parte del mondo, chissà dove, ignara dei pensieri della nostra Amélie, Spersa pubblica qualcosa che suona un po’ come l’ennesima beffa. Amélie sta tornando da lavoro, quando le giunge via email l’articolo di Spersa dal titolo Portami via da qui  L’incipit le agghiaccia il sangue. Come non credere alle coincidenze?! Ormai la vita di Amélie è tutta così, ogni volta che si impunta, arriva a una risoluzione, si propone di guardare oltre, senza rimpianto alcuno e con serenità, arriva qualcosa che manda all’aria ogni buon proposito. L’altro giorno un incontro e tante belle parole falsate dall’affetto e dalla nostalgia, una foto di troppo in una camera dove non aveva più alcun senso d’esserci e poi una sciocca motivazione, che suona un po’ come prima che lo facesse lei, l’ho fatto io. Peccato che ad Amélie quel pensiero non era mai davvero balenato per la testa. Ne è sicura. Chi più di lei può sapere cosa provava, cosa sente, cosa credeva di star vivendo. No, no davvero, quel pensiero lei non l’aveva mai avuto. O almeno non nei termini in cui poi si sarebbe manifestato di lì a poco sconvolgendole la vita.

Così Amélie legge il post di Spersa e si ferma un attimo. Lo stesso interrogativo torna a farsi strada. L’uomo richiamato sulla pagina bianca, le disse una frase odiosa che anche Amélie ha proferito e non per egoismo, narcisismo, volontà di scegliere per l’altro. Non è facile da spiegarsi. Non si tratta neppure di nobiltà d’animo, non c’è la volontà di incarnare le vesti dell’ultimo eroe romantico. Semplicemente nella vita a volte si dicono delle cose dettate dal momento, dalle circostanze, cose che non diresti altrimenti e, soprattutto, che non faresti o vorresti davvero. Quando Amélie ha pronunciato quelle parole, quando ha detto che se si fosse ammalata, avrebbe allontanato Nino dalla sua vita, non l’ha fatto perché credeva che in due si condividono solo le gioie e non l’ha fatto neppure per nobiltà d’animo. Amélie ha pronunciato quella frase in un momento in cui aveva accanto a sé una persona che non riusciva a sopportare il dolore, un uomo che si lasciava trascinare dal torpore degli eventi, crogiolandosi nell’attesa, forse per il timore, del tutto umano, di conoscere un verdetto amaro. Lo vedeva soffrire per un caro, trasformarsi in un’altra persona, ormai in balia dei giorni, incapace di prendere di petto la situazione e provare magari nuove strade. Non lo incolpava, lo capiva, provava a rincuorarlo, a prospettargli altre strade, ma vedeva i suoi occhi spegnersi e perdersi tra i fantasmi della mente.

La paura provoca reazioni diverse. Lo sa Amélie, c’era passata. Aveva vissuto quello che ora stava cominciando a vivere lui e, per amore, non per altro, per un amore più grande di tutto, gli disse quelle parole sciocche. Lo avrebbe lasciato se fosse toccato anche a lei ammalarsi. Sono parole stupide, non c’è nessun coraggio, nessuna nobiltà in esse. Sentiva solo di amarlo e che mai avrebbe sopportato che, a causa sua,  un giorno Nino si fosse spento, per diventare il fantasma che vedeva in quei giorni.

Se vi chiedete se quelle parole le siano costate, vi dico sì, le costarono allora come oggi. Le avrebbe pronunciate in ogni caso? No, se avesse visto un uomo più forte, capace di affrontare il dolore diversamente, non le avrebbe mai dette, perché per lei l’amore è viversi fino all’ultimo istante, uniti soprattutto nelle difficoltà. Le avversità, le malattie, le grandi sfide, i lutti, i traumi o dividono o uniscono per sempre.

Amélie avrebbe lasciato Nino se si fosse ammalato? Mai. Ne era certa allora e persino oggi. Gli avrebbe tenuto quella mano tante volte tesa. Ma, soprattutto, credete davvero che Amélie sarebbe stata felice di vedere Nino andar via, qualora lei lo avesse allontanato per proteggerlo dalla sua malattia? No, ovviamente no. Certe cose stupide si dicono quando l’amore è così forte e protettivo che vorrebbe risparmiare ogni sofferenza a chi ci è accanto. Ma l’amore è anche viscerale, incondizionato, e non vorrebbe mai vedere l’altro di spalle andarsene per la sua strada.

E mentre i pensieri continuano a rincorrersi, uno più forte degli altri si ripete che l’amore vero resta e affronta insieme la sfida, vince l’orgoglio, mette a nudo le proprie paure. L’amore sottrae peso e aggiunge leggerezza soprattutto nella malattia. Non si dice forse nella gioia e nel dolore, in salute e in malattia, finché morte non vi separi? E oltre. Amélie è in questo che crede. Questo ciò che voleva.

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