Il giorno in più

A che serve un giorno in più se non è speciale, se nulla fuori dall’ordinario accade, se non c’è ripensamento, salto in avanti, lancio nel vuoto?

Questo 29 febbraio somiglia al soffio di un bimbo sul dente di leone che ti svapora tra le mani. Somiglia a quell’io vorrei, non vorrei, ma se vuoi … Ha il gusto amaro della beffa.

Comincia per caso, quando Amélie, intenta a sistemare un vecchio libro, fa scivolare una lettera custodita tra quelle pagine. Com’era finita lì dentro? Lo confessa, non lo ricorda proprio. Custodisce le tue lettere, le vostre foto, i biglietti del cinema insieme, i ticket e le brochure dei musei visitati, mano nella mano, in una scatola, su una mensola. Aprirla fa male. Non lo fa più. Quel passato senza presente non ha ragione d’essere richiamato ogni volta. Questo bigliettino deve esserle proprio sfuggito. Forse per sottrarlo a occhi indiscreti lo aveva nascosto tra quelle pagine, proponendosi di riporlo nella scatola dei ricordi appena possibile. E, invece … eccolo che spunta ora che nulla ha più un senso. Dovrebbe prendersela col destino che la costringe a far i conti con le parole di Nino. E, invece, sorride. Ha gli occhi lucidi, ma sorride a fior di labbra. Le sembra un dono inaspettato ritrovarti in quelle parole.

Chissà se oggi Nino non abbia, per sbaglio, pensato a lei e il soffio di quei pensieri non sia stato così forte da farle arrivare quel biglietto tra le mani. C’è lui che le scrive per il primo Natale insieme. Amélie si sofferma sulle ultime righe.

Non sono bravo a fare bilanci e come sai non sono sdolcinato, so soltanto che ora sono qui con te in questo viaggio dalla meta non definita. Siamo insieme da dieci mesi ma non conto il tempo, quello che importa è adesso, i momenti che viviamo insieme.

– I momenti che non abbiamo più -, pensa Amélie, e di colpo si susseguono ricordi d’altre lettere, promesse che uno non dovrebbe fare quando conosce la propria indole e incontra una come Amélie … perché una come lei finisce poi per crederci.

Voglio solo che tu sappia che io ci sono sempre, anche quando sono in silenzio. Non sempre ho le parole giuste, quindi preferisco rimanere un po’ in sordina. Il tutto incorniciato da un non esiste nulla di così certo al mondo per me, se non il sentimento che da sempre provo per te.

Dove hai smarrito quella certezza, Nino? L’hai davvero avuta, anche solo per un istante?

Amélie ha posto la lettera nella scatola, accanto a tutti i momenti che non tornano più. Ha aperto un biglietto a caso e ha letto in silenzio le tue parole: Nulla potrà cambiare quello che sento e vorrei che tu potessi credermi senza alcun dubbio.

Che beffa! Amélie dubbi non ne aveva mai avuti. Pensa che sciocca. Lei è così. Così ostinatamente sicura di ciò che sente.

L’altra sera era seduta a un ristorante dove eravate stati insieme, quello accanto alla pineta e, mentre gli altri parlavano di qualunquismi vari, lei cercava di sopravvivere alla noia ricordando il tuo volto in quel posto. C’era quel cameriere basso, calvo, anzianotto, grondante sudore, che sembrava un personaggio del presepe. Ti ricordi? Vi eravate divertiti quella sera a immaginare a chi somigliassero quelle facce strane che notavate a ogni angolo della baita. Stanca di discorsi banali, si è messa a raccontare agli amici di conoscere quel posto, d’esserci già stata. Non ha mai fatto il tuo nome. Non lo pronuncia più con nessuno. Si mostra forte. Devono credere che abbia superato la perdita. Deve farglielo credere perché non riesce a rispondere neppure a un Come stai? senza che le venga un groppo alla gola. Non ti ha nominato. Eppure, io so che in ogni cosa ci sei tu. Era di te che parlava quando raccontava di una serata surreale all’anfiteatro romano. Voi due, unici spettatori de Le memorie di Adriano della Yourcenar. Avevate attraversato quello scenario incantevole, illuminato solo da fioche luci, quando vi siete trovati dinanzi a un signore che guardava da solo lo spettacolo proiettato sulla roccia. Vi fece cenno di sedervi.  Uno sguardo tra voi e, silenziosi, ubbidiste. Alla fine il vecchio professore vi regalò una visita guidata su quelle rovine, di notte, in uno scenario unico. Surreale. Solo con te poteva vivere quei momenti. Condividevi la sua passione. Ti entusiasmavi quando ti proponeva mete di cui neppure mai avevi sentito parlare. Vi ritrovavate spesso a essere gli unici visitatori di posti dimenticati persino da Dio e trovavate sempre qualche custode desideroso di farvi da cicerone. Come quella volta a Villa San Marco e Villa Adriana. O quella volta alla Torre longobarda: se ti ha amato quel giorno, dopo quella scalata impervia, credo proprio che la tua mano non l’avrebbe mai lasciata. Quanto le manca condividere quelle scoperte con te. Non si entusiasma più per nulla. Non ci tornerà più in quei posti.

Il giorno in più che senso ha, se non restituisce tutto ciò? Se strappa all’oblio solo promesse, ricordi e luoghi che mai più vedrà? Come se poi Amélie avesse mai potuto davvero decidere di smettere di ricordare. Non pronunciare il tuo nome, Nino, non allevia il carico di dolore che si porta. Come se ogni mattina, prima di entrare a lavoro e all’uscita, non rivolgesse lo sguardo al tuo balcone, sperando di rivederti almeno un’ultima volta. Come se ogni sera il suo ultimo pensiero non andasse a te. Come se l’ultima immagine, prima di chiudere gli occhi, non sia di lei, stesa accanto a te, che ti abbraccia forte e ti accarezza il capo. Ogni sera, è questa la sua speranza. Spera che il suo pensiero ti raggiunga. Spera che tu, solo in quella stanza, steso sul tuo letto, possa sentire la sua presenza accanto a te. È il suo modo di dirti io ci sono.

sss

 

Un soffio e poi nel vento

con te, dente di leone,

svapora il giorno in più

a me non dato

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9 pensieri su “Il giorno in più

  1. malinconico e piacevole alla lettura questo brano, specie nell’amarezza dell’incipit. Ma se chiedi a un bambino lui ti spiegherà che non è tempo sprecato soffiare sul dente del leone: quei piumini che si liberano nell’aria sono per lui un’effimera gioia. Ed Amelie da quel bambino potrebbe imparare che non è importante quanto duri una gioia ma l’autenticità con cui è stata vissuta.
    ml

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