Ci vorrebbe un’altra vita

Una sola parola più di altre spaventava Nino. Era una parola piccola piccola ma, per lui, pesante come un macigno. Caricava quelle sillabe di responsabilità. Le colorava di nero. Scaricava su di loro le sue paure, gli errori passati, la precarietà presente, le angosce future. Non si sentiva neppure all’altezza di pronunciarle. Mai Amélie le ha udite dalla sua bocca. La curva delle sue labbra restava socchiusa. Impenetrabile il suo cuore.

Ci fu qualcosa di non detto tra loro. Forse un segreto troppo grande e cupo aveva adombrato il cuore di Nino. La riluttanza per quella parola doveva nascondere una cicatrice più profonda. Forse la paura di specchiarsi negli occhi di un figlio e di vedere in lui i suoi stessi fantasmi. L’ansia di non riuscire a proteggerlo dalle brutture del mondo. L’angoscia di non riconoscersi un giorno nei suoi gesti e nelle sue parole.

Amélie ha sempre amato e, al tempo stesso, odiato la fragilità di Nino. Gli concedeva il tempo di capire e maturare le sue emozioni. Gli lasciava lo spazio per far sbocciare pensieri e desideri. Non lo costringeva a discorsi troppo impegnativi, eppure lui sentiva crescere i sogni di lei e ne aveva sempre più paura, perché incapace di ascoltare i propri. Non si è mai davvero interrogato Nino. Si è vestito dell’alibi perfetto, l’immaturità, e se l’è svignata. Meglio non pronunciarle certe parole, perché, una volta tirate fuori, si gonfiano, prendono forma e rischi di scoprire in loro un lato che non è poi così male. Specie se siete in due. No, per Nino è meglio non osare. Meglio non proferirle quelle parole, meglio scappare, perché se poi cadi, se fallisci, che si fa? Meglio non provarci. Provarci implica il rischio. Rischiare implica la possibilità di cadere. No, proprio non lo sopporterebbe Nino. Ha letto la tristezza negli occhi altrui dopo la caduta e si è detto che lui, no, non sa correrlo quel rischio.

È così da sempre la sua vita. Si illude di riuscire ad aspirare a grandi cose, recita la parte di chi cerca stabilità e serenità e poi, quando la precarietà sta per cedere il posto alla certezza, si tira indietro. Si chiude in un silenzio di cosa. Mutismo sentimentale, dice Amélie. Nino diventa sordo, mette a tacere il suo cuore, non dà più voce ai suoi desideri. Ci aveva provato ad essere diverso. Ci aveva creduto per un po’, ma la parte più buia del suo cuore se l’era sempre ripetuto quel no, non durerà, neppure stavolta, tu non sei in grado di lasciarti andare. Non sai correre il rischio d’essere felice.

Nino, ti sei mai chiesto cosa davvero pensi Amélie? Le hai mai chiesto cosa vede lei nel suo futuro e che peso abbia quella parola che tanto ti spaventa? No, non lo hai fatto. Fai sempre così, deduci tutto tu, magari quello che fa più comodo alle tue paure. Hai dedotto che quella parola per lei sia indispensabile e le hai lasciato la libertà di inseguirla. Beh, sappi che lei non ti ringrazia per questo. Non voleva quella libertà. Non voleva inseguire una parola a tutti i costi, a prescindere da voi. Quella parola aveva senso finché aveva te nella sua vita. Perché era con te che avrebbe forse provato un giorno a inseguirla, non senza te. Sappi anche, Nino, che non ti è grata per quelle domande che non le hai posto. Non le hai fatto un favore a far tutto te. Avrebbe voluto dirti che quella parola spaventa anche lei. Le tue paure sono le sue, forse anche più grandi, perché lei ci pensa, si interroga, vive negli occhi innocenti di chi le è accanto quella fragilità e quella sofferenza che vorrebbe evitare a chiunque, figurati al frutto del suo amore. Ma Amélie, ora che è sola, c’ha rinunciato anche solo a pronunciarla quella parola. È l’eredità più pesante che tu le abbia lasciato. È un sogno svanito con te.

Gliel’ho letto negli occhi, non lo ammette ma solo con te avrebbe voluto superare quelle paure, quel senso di inadeguatezza. E ora guardala. Quasi si arrabbia quando un bimbo, entrato da poco nella sua vita, la saluta abbracciandola forte e poggiando il capo al suo petto. Amélie non è stata in grado di ricambiare quell’abbraccio. L’ho vista sul ciglio della porta, sorpresa, stupita, attonita. Se ne è stata immobile, senza dir nulla. Poi non ha fatto che pensarci. Si è sentita in colpa per quello che è diventata.

La paura che hai tu, Nino, Amélie l’ha sentita tutta, quando un brivido è corso lungo la sua schiena leggendo un messaggio di G.: «Caro Gesù, ti prego fammi guarire perché per colpa mia mamma e papà piangono tutte le notti». Come non chiedersi: saprei affrontare io una croce così grande? Sarei mai all’altezza di una sfida così importante? Com’è piccola Amélie di fronte a quei pensieri.

La paura che hai tu, Nino, Amélie l’ha provata quando ha visto volti pallidi, capi fasciati, occhioni ingenui di piccoli costretti a crescere troppo in fretta. Di nuovo il peso di interrogativi troppo grandi ha spento il suo sguardo. Tante, troppe, sono le cose che lei non sa. Non farle delle domande, ti ha forse impedito di conoscere le sue debolezze.

Nino, la verità è che te la sei sempre immaginata come una donna forte, determinata, coraggiosa, altruista ma quella è soltanto la corazza di Amélie. Ti sei mai chiesto cosa ci fosse sotto? Lo hai mai davvero capito? Dietro la celata di cartone, sotto quell’armatura di stenti, c’è una donna fragile, insicura, in lotta con se stessa. Una donna che spesso si sente inadeguata, sbagliata, in divenire. Ostenta sicurezza e forza perché vuole farcela da sola, non vuole essere di peso per nessuno, non voleva essere la zavorra che dovevi trascinarti. Eppure, era solo di te che aveva bisogno. E ora che non ci sei, le manca tutto. Manca quella tua odiosa forza di sdrammatizzare anche le cose più assurde. Mancano i tuoi silenzi, i tuoi bigliettini, i tuoi occhi, l’aria che respiravate. Sapevi prenderla solo tu. Mancano persino i tuoi no, quell’intelligenza di non assecondarla mai, d’essere freno alle sue paure.

 Amélie è così, forte agli occhi degli altri, debole ai suoi. E il giudizio più critico lei non lo ha certo per te, ma per se stessa. L’ho scovata a chiedersi se, in fondo, non fosse colpa sua che tu non pronunciassi mai quella parola. Forse un giorno, tu, con un’altra accanto a te, troverai il coraggio di lasciarti andare. Correrai il rischio d’essere felice.

Per voi ormai è tardi. Ci vorrebbe un’altra vita, un domani in cui sperare.

Ci vorrebbe un’altra vita
per fermarci ad un secondo di distanza da un errore
un’altra vita per capire
qual è il modo per difenderti e tenerti più lontana
dalle tue grandi paure.
Ti eviterei certe salite suggerendoti pianure.
Se fosse mai esistita, un’altra vita
per ritornare sui nostri passi e
per ritrovare la pace che non c’è

un’altra vita, insieme a te.

Ci vorrebbe un’altra vita
per comprendere ogni cosa
prima che sia già passata fra le mani
per difenderti domani
dall’ipocrisia del mondo e dai giudizi
dall’ingenuità che il tempo
ha trasformato in vizi.

Ci vorrebbe un’altra vita
per amarti nuovamente
liberarci del passato
e non sbagliare niente
per avere le certezze che non ho
ci vorrebbe sì lo so… lo so… lo so…
un’altra vita
per ritornare sui nostri passi e
per ritrovare la pace che non c’è
ci vorrebbe, sì lo so… lo so… lo so…
un’altra vita
per migliorare, ricominciare

E mentre i giorni passano
e le opinioni cambiano,
restiamo ancora qui fermi al sicuro
che poi domani magari davvero arriverà
un’altra vita
per migliorare, ricominciare
un’altra vita
però dov’è,
un’altra vita,
insieme a te.

[ F. Moro, Un’altra vita]

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8 pensieri su “Ci vorrebbe un’altra vita

    1. LuminariaSprecata

      Grazie, Sherazade. Un saluto da una Napoli bagnata dalla pioggia e avvolta da un forte vento caldo. Qualcuno lassù dev’essere davvero arrabbiato stasera.

      Mi piace

  1. Ciao…, amica di Amélie…
    Questo è il primo brano tuo che leggo. Ti “seguo” da poco.
    Sono rimasto davvero colpito dalla forza di questo scritto. Sembra scritto di getto, d’impeto. E si coglie, sì, l’impeto del necessario, il bisogno di tirar fuori, sfogare, finalmente dire le cose per come sono. E’ scritto bene, perché è stata fatta chiarezza. Ma la forma, seppur importantissima, passa subito in secondo piano. Un torrente in piena di emozioni e rielaborazioni travolge il lettore. Il ritmo da pacato si fa sempre più incalzante, la pagina, seppur in terza persona, divenra palpitante. E il moto non è caotico, sordo. Anzi: sono davvero impressionato da quanto questo brano riesca a far vedere e a far capire. Da quanto dica della dinamica di una relazione di coppia posta di fronte a una svolta (che è prova, verifica) cruciale, quale la possibilità di diventare genitori… Ciò che più mi è piaciuto è proprio questo: il nitore del filo del pensiero, la chiarezza della lettura di emozioni e sentimenti così coinvolgenti, sostanziali, fondanti. E – devo dire – lo smascheramento di quella debolezza tipicamente maschile, che è ed è stata anche mia. Non è mai tardi per vedersi ritratti in uno specchio in modo così efficace e rivelatore. Per mano altrui.
    Amélie non poteva dire tutto da sola. Aveva bisogno del tuo aiuto, dell’aiuto di una voce vicina, amica che dicesse quello che di lei, da vicino, tu sei stata in grado di vedere. Aveva bisogno dell’aiuto di questa pagina… Ebbene, leggerla ha fatto bene anche a me.
    Grazie.

    Liked by 1 persona

    1. LuminariaSprecata

      Paolo, le tue parole mi lusingano. Ti ringrazio per l’analisi sincera e appassionata. Amélie spesso ha una forte urgenza di far luce in quel mondo che le scalpita dentro. Darle voce è un modo per placare la sua inquietudine. In quello specchio vede riflessa anche una parte di sé. Felice che queste parole ti abbiano fatto del bene.

      Liked by 1 persona

  2. un’altra vita sarebbe inutile, ripeterebbero gli stessi errori (a meno che in un’altra vita non fossero completamente diversi, ma allora non sarebbero più loro!)
    Nino e Amelie mi sembrano due figure inconciliabili (hai tratteggiato con chiarezza soprattutto Nino), cupo e chiuso lui, più fiduciosa ma insicura lei.
    ml

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    1. LuminariaSprecata

      Inconciliabili, sì, è quello che crede Nino da quando si è chiuso nel suo mutismo sentimentale. Non tornerà più indietro, è categorico, irremovibile; è già diverso da chi era; troppo lontano, divorato dai fantasmi della sua mente. Amélie vorrebbe fare un salto indietro, allungare la sua mano nel passato, afferrare Nino e tirarlo a sé, per renderlo sostanza dei suoi giorni. Sa, però, che non si può. Nino per essere così freddo e spietato deve avere dentro di sé una certezza che manca ad Amélie: sa che lei non valeva nulla per lui, perché nessuno sarebbe mai così folle da lasciar andare via l’amore della propria vita.

      Un’altra vita insieme Amélie la vorrebbe soltanto se il suo Nino riuscisse a maturare la certezza d’essere stato davvero felice solo in quel noi che erano. La ragione, però, sa già quel che il cuore non accetta.

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