Piccoli ometti

Amélie per un istante oggi si è sentita felice. Passeggiava per strada, quando ha incrociato dei ragazzini che giocavano a pallone. Affidavano a quattro tiri sogni e confessioni da bambini. Tra le auto che sfrecciavano, loro se ne stavano lì, incuranti del pericolo. Erano la voce del quartiere. Non c’era altra anima per strada. Dietro finestre sbiadite, qualche sguardo arcigno scrutava sospettoso. Poi, d’improvviso, è arrivata lei. Ha svoltato la strada all’angolo della chiesetta e ha avvertito sguardi curiosi poggiarsi sui suoi passi. Si è sentita chiamare. No, non per nome. Non le hanno detto “Amélie, sei tu?”. No, erano certi. Per loro Amélie è la professoressa degli ultimi.

“Sei la professoressa, vero? Dove vai?”.

“A casa degli ultimi. Vi va di venire con me? Se avete bisogno di qualche dritta, la prof. vi dà una mano e altri bimbi vi tengono compagnia”. Amélie descriveva tutte le attività che quei ragazzini avrebbero potuto fare, dal corso di chitarra al teatro, dalla biblioteca al cineforum, passando per un doposcuola speciale. Cercava di affascinarli, ma, a dirla tutta, non credeva neppure lei che quelle sue parole avrebbero esercitato una seduzione maggiore di quattro calci al pallone. Ha accolto le loro domande curiose, ha provato a rispondere e li ha lasciati, strappandogli una promessa.

Quando, dopo poco, ha sentito suonare alla porta e ha visto quei visini farsi avanti, le si è riempito il cuore di gioia. L’avevano seguita. Alla strada solitaria, al pallone, all’avventura e, magari, a qualche marachella avevano preferito la parola e la promessa. Avevano scelto di fidarsi e affidarsi. Ed ora erano lì, con altri bambini, tutti di età diverse, seduti attorno a un grande tavolo tra un mare di libri e un arcobaleno di pastelli. Stavano imparando a crescere e a scegliere.

Prendere una decisione non è sempre semplice. Eppure, a volte abbiamo bisogno soltanto di un’alternativa. Di una persona che arrivi e ci mostri che c’è anche un’altra strada. Abbiamo bisogno di una parola che salvi la nostra giornata. Un invito che ci dia la possibilità di essere anche altro, o almeno di scegliere.

Amélie oggi ha letto negli occhi di quei piccoli tanta poesia. C’era l’innocenza e il candore di chi vorrebbe fare tanto e stava proprio lì, ad aspettare l’opportunità da cogliere. Non giovani pigri, demotivati, superficiali, bensì ragazzini che si affidano ancora alla parola salvata e condivisa.

Era felice Amélie. Poi a un tratto si è persa in altri pensieri. Stava aiutando uno scricciolo a fare i suoi compitini, guardava le sue fragilità e non ha potuto non pensare a te. Lo sguardo si è velato di malinconia. Vedrà crescere tanti bambini, ma nessuno di loro sarà il suo.

bb

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2 pensieri su “Piccoli ometti

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