L’equazione di Dirac? Ma anche no!

Equazione di Dirac

(∂ + m) ψ = 0


Se due sistemi interagiscono tra loro per un certo periodo di tempo e poi vengono separati, non possono più essere descritti come due sistemi distinti, ma in qualche modo, diventano un unico sistema. In altri termini, quello che accade a uno di loro continua ad influenzare l’altro, anche se distanti chilometri o anni luce.

 

Mi vorrebbero far credere che questa sia la formula dell’amore.

Avanzano una strana ipotesi. Vorrebbero convincermi che anche se saremo distanti, se perderemo i migliori anni della nostra vita, se passeggerai con una donna che non sia io, noi saremo ancora un unico sistema. I miei gesti, i miei pensieri, quegli stessi progetti e sogni, che ti avrebbero allontanato da me, dovrebbero, per un assurdo paradosso, continuare a perseguitarti e influenzarti, anche se sarai distante mille anni luce.

Andartene non sarebbe stata, dunque, una buona idea, se le cose stanno così. Significherebbe che ogni volta che ti troverai a passeggiare su un molo, al chiaro di luna, mentre una musichetta jazz si solleverà da un localino sulla spiaggia, un brivido percorrerà la tua schiena. E, no, non sarà la brezza marina. Significherebbe che ogni volta che tornerai in paese, mi vedrai lì seduta, con il verde della campagna che riempie gli occhi di speranza e le parole di tuo padre che vibrano di stagioni passate. Quando accosterai le labbra alla fontanella del borgo, vedrai occhi felici, mani che sollevano i capelli per non bagnarsi e un innamorato sottrarre all’oblio quell’istante.

Non riuscirai a liberarti di me. Quando indosserò il profumo alla vaniglia, sentirai nell’aria una misteriosa fragranza, un aroma intenso, intrigante, foriero di “non detto”. Lo assocerai a noi. Sentirai le dita poggiarsi sull’ampolla e l’aria spostarsi. Un vento nuovo forse accompagnerà i tuoi giorni, ma non avrà mai il nostro odore.

Capisco solo ora perché ogni volta che mi perdo in un ricordo e la tua immagine affolla i pensieri, a chilometri di distanza, sul tuo volto, spunta ignaro un sorriso o un ciglio di disappunto accentua le rughe che t’accarezzano lo sguardo.

Ho capito solo ora che, per questa strana equazione, t’ingannerai sempre. Continuerai a conservare dentro di te la parte migliore di me, quella che non hai avuto il coraggio di vivere, per paura, vigliaccheria, inettitudine, forse. Illuso come non mai che, anche distanti, continueremo a influenzarci, a essere felici.

E, allora, dimmelo tu come si può essere felici distanti, perché io mica l’ho capito! Quest’equazione ha il gusto amaro di un’illusione. È una favola da raccontarsi quando t’assale la nostalgia. Un modo per sentirsi meno soli, quando tutto intorno appare perfetto ma dentro ti spegni a poco a poco.

Non li hai sentiti questi pensieri bussare alla tua porta? Non apri neppure questa sera? È comodo chiudere gli occhi, tapparsi le orecchie, ripetersi d’aver fatto la scelta giusta. Giusta per chi? Per chi non ha il coraggio di costruire, per chi fugge dinanzi a un amore disarmante, per chi ha paura un giorno di specchiarsi negli occhi di un figlio.

Ora vai, sei libero. Libero di sbagliare. Libero di sprecare quest’unica vita. Forse è vero che, seppure distanti, influenzerai i miei passi, infrangerai i miei sogni, condizionerai le mie scelte. O forse no. Ma anche no! Non dovrò permettertelo.

distanti
Alexandr Milov, Love.
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